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Difesa del suolo, l’80% dei comuni a rischio frana o alluvione

“Ben 11.000 frane e 5.400 alluvioni negli ultimi 80 anni. Solo negli ultimi 20 anni sono rimaste coinvolte da frane e da alluvioni oltre 100.000 persone e i danni stimati ormai superano i 30 MLD di Euro .
Più dell’80% dei comuni presenta almeno un’area a rischio elevato o molto elevato di frana  o di alluvione , mentre l’estensione delle aree a più elevata criticità idrogeologica è pari al 9.8 % del territorio nazionale , il 6,8% delle quali coinvolge direttamente zone con beni esposti come centri urbani, infrastrutture, aree produttive, strettamente connesse con lo sviluppo economico del Paese”.
Sono i dati snocciolati dal Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, Gian Vito Graziano, durante l’Audizione svoltasi presso la XIII Commissione Territorio, Ambiente , Beni ambientali del Senato , alla quale hanno partecipato anche Francesco Peduto , Presidente dell’Ordine dei Geologi della Campania e Francesco Russo, Vice Presidente dell’Ordine dei Geologi della Campania.
“Questo è il quadro devastante, rilevabile anche dai dati del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, che viene fuori dopo decenni di mancanza di una efficace politica di difesa del suolo.
Da anni il Consiglio Nazionale dei Geologi – ha proseguito Graziano – e gli ordini regionali continuano ostinatamente a tenere alta l’attenzione sulle problematiche di difesa del suolo, nella consapevolezza, da tecnici del settore e da addetti ai lavori, che tra le tipologie di rischio che investono il nostro paese, quello del dissesto  idrogeologico rappresenta uno di quelli a maggior impatto socio-economico, secondo solo al rischio sismico”.   
Graziano ha ricordato negli ultimi due anni sono state almeno 5 le regioni colpite da sciagure come la Campania , la Sicilia , la Toscana , la Calaria , il Veneto.
“Sebbene studi di settore abbiano evidenziato che riparare i danni costa in media 10 volte in più che prevenirli – ha dichiarato Graziano –  purtroppo la prevenzione è ancora un’eccezione ed il modo in cui vengono affrontati i problemi di dissesto idrogeologico nel Paese è sempre quello delle misure tampone ed emergenziali di protezione civile, ad evento accaduto.
Queste in breve le motivazioni che fanno della difesa del suolo e delle problematiche di dissesto idrogeologico, un tema centrale della politica ordinistica dei geologi, sia a livello centrale che periferico”.
Dunque “si esprime apprezzamento e generale condivisione dei principi – ha continuato Graziano – e delle motivazioni che stanno alla base della formulazione del disegno di legge n. 2644, che trovano puntuale applicazione in un articolato snello, ma preciso ed efficace, partendo dal presupposto che in Italia il dissesto idrogeologico e’ un’emergenza nazionale e come tale va considerato, con l’obiettivo, tuttavia, di gestirlo con mezzi e procedure ordinarie, attraverso l’emanazione di norme e la creazione di nuove strutture  in grado di dare impulso alla prevenzione, anche attraverso il potenziamento delle azioni di protezione civile (i Presidi territoriali) “in tempi di pace”. 
Continuare altrimenti ad affrontare i rischi geologici con misure solo emergenziali, ad evento accaduto, sarebbe fallimentare, perché significa che continueremo a contare le vittime, significa che i danni si moltiplicheranno e i costi saranno sempre più esorbitanti ed insostenibili per il nostro paese”.    
Molto chiaro anche il Presidente dell’Ordine dei geologi della Campania , Francesco Peduto .
“Nella sola Regione Campania, per fare un esempio, ben 210 comuni su 551 (circa il 40%) sono classificati da trasferire e/o consolidare”.
E non è un caso, che come esempio si cita la Regione Campania – ha proseguito Peduto – dove tranne rare eccezioni, i problemi di dissesto idrogeologico di questi comuni sono tutti irrisolti  e dove si registra una strana “amnesia” di tutte le Autorità di Bacino,  le quali inserirono come “prioritarie” le aree di quegli stessi comuni nei Piani Straordinari, dimenticandosene poi nei successivi piani stralcio.
Purtroppo nel nostro Paese, nel campo della difesa del suolo, si sommano le carenze normative all’inerzia ed agli inadempimenti delle pubbliche amministrazioni e, sia a livello nazionale che regionale, il quadro normativo nel settore non è ancora coerente con gli obiettivi di una moderna politica di salvaguardia e tutela dal dissesto idrogeologico. A ciò va aggiunto che se anche la difesa del suolo fosse considerata realmente una priorità, l’entità delle problematiche di dissesto idrogeologico sono tali che è impensabile risolverle nella loro interezza, perché i costi sarebbero insostenibili, ecco perché è necessaria una seria politica di interventi ed azioni “non strutturali”, come previsto nel d.d.l. n. 2644.  Risale agli inizi del secolo scorso la prima legge importante cioé il regio decreto n. 445 del 9 luglio 1908”. Quel regio decreto è una legge ancora in vita”.

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