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Depuratori, Sicilia maglia nera e adesso l´Europa chiede il conto

Oltre il 40 per cento dei Comuni italiani in cui non funzionano fogne e depuratori sono in Sicilia. L’ultimo allarme sull’inquinamento delle acque nell’Isola arriva direttamente dalla Commis-sione europea. La Corte di giustizia comunitaria esaminerà la situazione nelle prossime settimane, ma la Sicilia rischia sanzioni milionarie. Una cifra che l’esecutivo di Bruxelles potrebbe decidere di prelevare decurtandola dai fondi europei. In caso di condanna, le multe potrebbero essere di due tipi: una specifica per ogni centro urbano inadempiente, l’altra tendente a colpire l’inefficienza del-l’intero sistema fognario regionale. Sui 178 Comuni italiani finiti sotto accusa, ben 74 sono in Sicilia. Dai grandi centri urbani alle città costiere, non si salva quasi nessuno. Palermo, Catania e Messina con i loro hinterland fanno registrare problemi per quanto riguarda i depuratori per le acque reflue e il completamento dei collettori fognari. Ma anche i centri turistici costieri non sono a norma e inquinano i loro mari: a Cefalù come a Trabia, a Sciacca come a Porto Empedocle, gli investimenti sulle strutture di depurazione sono risultati insufficienti. L’elenco dei Comuni arriva da una richiesta di accesso ai documenti avanzata dal-l’eurodeputato del Pd Rita Borsellino. «Quella dei depuratori è un’emergenza su cui la Regione continua ad accumulare ritardi su ritardi», denuncia la Borsellino. «Per il settore idrico la Sicilia ha a disposizione più di un miliardo di euro di fondi europei, ma tra i progetti avviati non c’è traccia di interventi per il trattamento delle acque reflue urbane». La procedura di infrazione nasce dalla violazione della normativa comunitaria emanata nel 1990 sulle misure da attuare per evitare l’inquinamento delle acque. Ancora oggi non è stata decisa una strategia unica a livello regionale. Per la fascia costiera tirrenica gli interventi dovrebbero riguardare un sistema di collettori che dovrebbero raccogliere le acque reflue di diversi centri urbani, ma il progetto è ancora sulla carta. Per accelerare gli investimenti ed evitare le sanzioni della Corte europea, il 24 giugno scorso gli esperti della Regione hanno incontrato a Roma il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo. Al momento, però, manca una strategia definitiva. Che la situazione fosse allarmante lo aveva già denunciato Legambiente nel suo rapporto “Mare Nostrum 2010″, pubblicato poche settimane fa. La Sicilia è risultata la regione in cui si registra il servizio di depurazione più deficitario: nell’Isola sono 2,3 milioni – il 54 per cento della popolazione – i cittadini che riversano i propri scarichi non depurati in mare. Dice Sebastiano Venneri, vice presidente nazionale dell’associazione: «La Sicilia purtroppo fa da apripista in questa procedura d’in-frazione: quasi il 30 per cento dei depuratori censiti in Sicilia sono risultati inattivi». «È una situazione che abbiamo preso in mano solo da 4-5 mesi», si difende Pier Carmelo Russo, assessore regionale all’Energia. «Aspettiamo un intervento sulla vicenda da parte del Commissario per la tutela delle acque, ci stiamo attivando per cercare di evitare le sanzioni».

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