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DEF approvato in Consiglio dei Ministri: spunta un #bonusdef

Sostenere la ripresa economica evitando aumenti del prelievo fiscale e allo stesso tempo rilanciando gli investimenti; avviare il debito pubblico (in rapporto al PIL) su un percorso di riduzione, consolidando così la fiducia del mercati e riducendo la spesa per interessi; favorire gli investimenti e le iniziative per consentire un deciso recupero dell’occupazione nel prossimo triennio. Così possono essere riassunti gli obiettivi della politica di bilancio del governo presentata nel Documento di Economia e Finanza (Def) 2015 approvato venerdì scorso in Consiglio dei Ministri.

Nell’insieme, si legge nella nota di Palazzo Chigi,il Def disegna un netto cambiamento di marcia nella situazione economica e finanziaria del Paese con il prodotto interno lordo che nel 2015 diventa positivo (+0,7%) dopo tre anni di recessione e imposta una politica economica a supporto di una crescita più sostenuta nel triennio successivo.

TABELLA CON L’ANDAMENTO DEL PIL

PIL
(variazione su anno precedente)
2015 2016 2017 2018
Stime aprile 2015 +0,7% +1,4% +1,5% +1,4%
Stime autunno 2014 +0,6% +1,0% +1,3% +1,4%

Nella versione definitiva del Def, che ha aggiornato le stime contenute nelle bozze precedenti, si legge che la pressione fiscale scenderà sotto il 43% del Pil, al 42,9% nel 2015 e al 42,6% nel 2016. Il documento tiene infatti ora conto della promessa disattivazione delle clausole di salvaguardia e della classificazione degli 80 euro come sgravi fiscali.

Il Def ora è stato trasmesso in Parlamento; entro il 30 aprile due delle sezioni di cui si compone – il Programma di Stabilità e il Programma Nazionale di Riforma (PNR) – saranno inviate al Consiglio dell’Unione Europea e alla Commissione europea a Bruxelles.

Il Documento di economia e finanza (DEF) previsto dalla legge di contabilità e finanza pubblica, n.196 del 2009 che si compone delle seguenti sezioni:

A questi si aggiungono i seguenti allegati:

E sbuca un tesoretto da 1,6 miliardi

Se i numeri del Documento economico e finanziario restano quelli illustrati martedì, dal computo del Def potrebbe sbucare anche un piccolo tesoretto da 1,6 miliardi – per il quale i renziani inaugurano l’hashtag #bonusdef – da utilizzare in ambiti ancora da definire, ma dovrebbe andare ad aiutare alcune fasce svantaggiate.

A Renzi non piace chiamarlo tesoretto ma la sostanza non cambia: ogni risorsa in più, è la linea del premier, va usata per aumentare i posti di lavoro e per il welfare. Dal Pd parte forte la richiesta di utilizzare le risorse per mettere in campo misure contro la povertà o per gli incapienti esclusi dal beneficio degli 80 euro.

L’opposizione è già partita all’attacco contro l’annuncio di misure “elettorali con cui – attacca Renato Brunetta – il premier vuole comprarsi le regionali”. Il Presidente del Consiglio, però, fa spallucce davanti a critiche e “gufi” e ribadisce che il cammino delle riforme va avanti nel timing previsto, dalla riforma della Rai alle delega fiscale.

Intantosi sono ammorbidite le posizioni degli Enti locali in seguito agli incontri con il governo: lo stesso presidente Anci Piero Fassino ha usato toni più concilianti nei confronti del governo, dopo le frizioni della prima ora che avevano fatto temere ai municipi di essere oggetto di nuovi e insopportabili tagli. Sono in corso incontri assidui tra Sergio Chiamparino – presidente Conferenza Regioni – e i Ministri Padoan e Lorenzin, per definire gli interventi sulla sanità.

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