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Dalle regioni perplessità sul tetto alla pressione fiscale

ROMA – Le regioni non vedono di buon occhio il tetto preventivo alle tasse. È quanto emerge da una prima ricognizione tra i destinatari della clausola d’invarianza contenuta nel decreto attuativo del federalismo sul fisco regionale e sui costi standard sanitari, in base alla quale in nessun territorio l’esercizio dell’autonomia finanziaria può comportare «un aumento della pressione fiscale a carico del contribuente». Sia a Nord che a Sud tale limite viene visto come un argine indebito alla potestà dei governatori. Romano Colozzi, assessore alle Finanze della Lombardia e coordinatore commissione affari finanziari della conferenza delle regioni si dice «certamente d’accordo e favorevole al fatto che, a regime, l’attuazione del federalismo fiscale debba portare a una riduzione del carico tributario per i cittadini e a una semplificazione del sistema» ma sottolinea come questo non possa «avvenire a suon di limitazioni». Pena, aggiunge, il venir meno di «quel principio di abbinamento fra responsabilità di entrata e di spesa per gli amministratori pubblici che rappresenta il cardine dell’impianto federalista». Proprio perché «federalismo è responsabilità», per Colozzi, alla «riduzione della pressione fiscale si deve arrivare ricercando i comportamenti virtuosi e razionalizzando il sistema. Solo cosi – conclude – tale beneficio potrà essere strutturale e non forzato». Ancora più netta la posizione del presidente della Basilicata, Vito De Filippo, secondo cui misure del genere «rischiano di azzerare tutte le potenzialità e la virtuosità dell’autonomia fiscale perché è come che mi dicessero che io non posso muovere niente su cittadini e imprese». Proprio quando nella relazione presentata a fine giugno dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti alle Camere, «c’era la citazione ripetuta e retorica del principio “vedo, voto, pago”». Considerazioni, fa notare il governatore lucano, che sono ancora più valide per il Nord dove «da mesi vanno dicendo che avrebbero dato più autonomia fiscale». Probabilmente si parlerà anche di questo durante la conferenza straordinaria delle regioni convocata per oggi dal presidente emiliano Vasco Errani. Regioni che ieri hanno incontrato l’Anci per uno scambio di veduto sui decreti attuativi che li riguardano e sulla manovra estiva. Perché, è il ragionamento emerso al tavolo, i tagli ai trasferimenti statali alle regioni finiranno per abbattersi anche sui comuni e sui servizi che erogano ai cittadini.

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