Questo articolo è stato letto 0 volte

«Dalla Ue la spinta al federalismo»

ROMA – «Il maggior rigore che in questi giorni chiede l’Europa in materia di conti pubblici implicitamente spinge verso quella responsabilità diffusa a cui punta il vero federalismo». È su questo «processo ineludibile» già in corso che Antonio Costato invita «governo e maggioranza» a soffermarsi. E a metterlo in atto. In caso contrario, avvisa il vicepresidente di Confindustria per il federalismo e le autonomie, «ci troveremmo tutti sul Titanic e rischieremmo di finire contro l’iceberg». Pensa che i nuovi equilibri nella maggioranza possano compromettere l’attuazione della riforma? Si sta formando un blocco conservatore che accentua le divisioni presenti all’interno del paese. Il federalismo c’è chi lo vede come una sfida e chi come un argomento per mettere in difficoltà la maggioranza. Ma bisogna fare i conti con il maggior rigore con cui l’Unione europea vuole affrontare il problema della spesa pubblica. E questo potrebbe andare incontro ai desideri di chi presidia i conti pubblici. Le regioni del Sud stanno provando a convincere il governo ad abbassare l’asticella dei costi standard. Questo atteggiamento la preoccupa? È dimostrato dai fatti che se si pongono degli obiettivi inattuabili vengono disattesi come è avvenuto con i piani di rientro della sanità. Non è importante il livello dell’asticella nel giorno di partenza ma la tendenza ad alzarla nel tempo e l’introduzione di sanzioni certe per chi sfora. Quali sono le aspettative di Confindustria sul federalismo? Lo stato va riformato nella direzione di un federalismo responsabile. La riforma del 2001 ha dato potestà di spesa ma non ha responsabilizzato gli enti periferici. Il vero federalismo è quello che, al netto della quota di solidarietà, riconosce la cesura tra responsabilità periferiche e quella dello stato centrale. In futuro chi bene e meno spenderà potrà diminuire le tasse e pagare i fornitori puntualmente, senza la frustrazione del richiamo al patto di stabilità che subiscono oggi le amministrazioni virtuose come misura compensativa rispetto a quelle che lo sono state meno. Con quali vantaggi? Tutti quelli conseguenti a un utilizzo più attento delle risorse comuni. L’amministratore prossimo, anche fisicamente, sarà continuamente chiamato a rispondere sul merito di come spende le risorse che recupera dal territorio attraverso un’azione meno inquinata dall’intermediazione centrale. Ma le imprese si attendono anche un allentamento della pressione fiscale. Un paese che raccoglie con il fisco il 50% del Pil e poi fa il 5% di deficit vuole dire che spende il 10% in più di quanto incassa. La stagione della finanza derivata irresponsabile è finita. Non perché lo dice il governo o Confindustria ma perché non ce la possiamo più permettere. Il decreto sul fisco regionale prevede che i governatori possano azzerare l’Irap. Meccanismi del genere spingeranno gli amministratori a rendere più sexy fiscalmente i loro territori. Ora non lo possono fare perché esiste una sistema di “vasi comunicanti” che impedisce a chi meglio e meno spende di premiare i suoi elettori con un minore aggravio di imposte. Così come specularmente non esiste un sistema sanzionatorio efficace che punisca chi ha male amministrato. Questo sistema contribuisce a rallentare ancora di più i pagamenti della Pa? Non essendoci responsabilità l’unica maniera per evitare la bancarotta è stata quella di rallentare il sistema dei pagamenti da parte della pubblica amministrazione. È dallo scoppio della grandi crisi che Confindustria si confronta con questo tema. Si parla di 50-70 miliardi di crediti pagati con una lentezza avvilente e che il sistema delle imprese in epoca di finanza razionata sostiene con difficoltà ogni giorno crescenti. La verità che ci siamo sino a qui nascosti è che lo stato paga male perché questa è l’unica maniera per rallentare la crescita dell’indebitamento delle amministrazioni. Questa patologia può essere curata solo con la “responsabilità” del modello federale di spesa.

Continua a leggere su: Il Sole 24 Ore

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>