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Convenzioni e unioni pari sono

Niente più convenzioni a perdere nei piccoli comuni. Lo strumento delle convenzioni per gestire le funzioni fondamentali continuerà ad avere pari dignità rispetto a quello delle unioni. Anche perché sembra destinato a scomparire l’obbligo per i comuni che abbiano scelto la strada della convenzione di costituire un’unione dopo 5 anni (si veda ItaliaOggi del 9/8/2013).

Inoltre, per incentivare al massimo quella che da sempre ha rappresentato «l’opzione b» dell’associazionismo, i comuni capofila non si ritroveranno con un bilancio appesantito da contributi e rimborsi ricevuti per l’esercizio delle funzioni in convenzione.

Queste entrate saranno infatti neutralizzate ai fini del Patto di stabilità. Sono alcune delle novità che potrebbero essere introdotte al ddl Delrio e su cui domani il governo avvierà il confronto con le associazioni delle autonomie in conferenza Unificata.

Il cuore del testo messo a punto dal ministro degli affari regionali, come si ricorderà (si veda ItaliaOggi del 20/7/2013) riguarda le province, ridotte a enti di secondo livello e svuotate di funzioni in attesa che si completi la riforma costituzionale che le cancellerà del tutto. Ma la maggior parte delle correzioni proposte al momento si concentra sui piccoli comuni chiamati a gestire tutte le funzioni fondamentali in forma associata a partire dal 2014 (anche se in queste ultime ore è tornata ad affacciarsi l’ipotesi di una proroga).

Le proposte di modifiche elaborate dall’Anci (che saranno discusse domani in Unificata) rafforzano il ventaglio di incentivi di cui i mini-enti potranno beneficiare mettendosi insieme, indipendentemente dallo strumento scelto (unione, convenzione o fusione).

I centri con meno di 5.000 abitanti che decideranno di costituire un’unione potranno usufruire per 5 anni del trattamento giuridico di favore previsto per questa classe demografica che oggi si traduce per esempio nella possibilità di accedere a regole semplificate in materia di appalti e contributi.

Ma che domani potrebbe nuovamente voler dire esonero dal Patto se il governo accoglierà la richiesta di un dietrofront sull’estensione dei vincoli di bilancio ribadita dal presidente dell’Anci Piero Fassino.

Ai mini-enti che invece decideranno di fondersi sarà riconosciuta la possibilità di applicare per due mandati le regole valide per i comuni sotto i 5.000 abitanti. Gli enti con popolazione compresa tra 1.000 e 5.000 abitanti, oggi soggetti al Patto, ne saranno svincolati se decideranno di entrare a far parte di un’unione.

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