Questo articolo è stato letto 1 volte

Catasto energetico già attivo in nove aree

Una delle conseguenze dirette e positive dell’introduzione dell’obbligatorietà dell’attestato di certificazione o prestazione energetica è stata la progressiva nascita, sul territorio, di catasti energetici regionali, che raccolgono i dati degli edifici o immobili sottoposti a check-up. A stilare il punto della situazione a riguardo è stato, di recente, il Cti, il Comitato termotecnico italiano, nel consueto rapporto, edito a dicembre del 2013, sullo stato di attuazione della certificazione energetica in Italia.

Le banche dati sono nate, prima di tutto, in quelle Regioni che hanno predisposto propri sistemi locali per il rilascio degli attestati. Apripista è stata nel 2007 la Lombardia, che oggi dispone di un grande database con oltre un milione e 200mila pratiche inserite, attraverso il quale è possibile predisporre ricerche puntuali suddivise per Comune e Provincia, destinazione d’uso, classe energetica, fabbisogno e trasmittanza termica degli immobili. Nel 2009, si sono successivamente attivate per raccogliere i dati anche l’Emilia Romagna e il Piemonte, che oggi dispongono di strumenti completi.

In una seconda fase, inoltre, con una forte accelerazione nel 2013, anche molti territori che non hanno discipline locali per il rilascio dell’Ape, hanno provveduto ad attivare sistemi di raccolta telematica degli attestati. Attualmente sono nove (e saliranno a 12 entro l’anno, con l’avvio in Umbria, Calabria e Sicilia) le Regioni che hanno un catasto energetico. Restano fuori dal computo la Basilicata, il Lazio, la Toscana, il Molise, la Puglia, la Sardegna. Così come la Campania, che però dal 2 gennaio ha disposto l’obbligo di invio esclusivamente telematico per gli Ape. E la Provincia di Bolzano, dove però a mappare gli edifici sottoposti a restyling energetico è l’Agenzia CasaClima. Ente a cui dovranno essere trasmessi, entro 60 giorni dal rilascio, anche gli Ape prodotti, ai fini dei soli trasferimenti a titolo oneroso di immobili, secondo le regole nazionali.

Se il lavoro di raccolta dei dati è certamente un passo verso una conoscenza più approfondita del territorio, resta sempre il problema della difformità dei criteri con cui vengono aggregate le informazioni. I sistemi informatici in uso presentano modalità diverse: in alcuni casi è richiesto il deposito di file «xml», in altri vengono gestite solo le informazioni di base contenute negli Ape. Senza contare che in due territori fra quelli che producono più attestati (cioè in Lombardia e Provincia di Bolzano) i sistemi di calcolo in uso non si rifanno alle norme Uni/Ts 11300.

A porre rimedio alla situazione sono, tuttavia, le recenti disposizioni nazionali. La legge 90/2013, di conversione del Dl 63/2013, prevede la predisposizione di un sistema informativo coordinato per la gestione dei rapporti tecnici di ispezione e degli attestati di prestazione energetica. Sui sistemi di calcolo, inoltre, la Lombardia è pronta a riformare la propria disciplina: sia per dare contenuto al nuovo attestato di prestazione energetica (che continua a essere compilato con il vecchio attestato di certificazione), sia perché la Regione ha anticipato al 1º gennaio 2016 l’obbligatorietà di costruire edifici nuovi a energia “quasi zero”. Questa volta, è previsto anche sul territorio amministrato dalla giunta lombarda un maggiore coordinamento con le metodologie che saranno sviluppate dal Cti per l’applicazione nel resto d’Italia.

Continua a leggere su: Il Sole 24 Ore

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>