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Case fantasma all’ultima chance

Immobili fantasma all’ultimo appello. Mancano poco più di due mesi per mettersi in regola con il catasto (e con il fisco): la dichiarazione di aggiornamento catastale potrà essere presentata fino al 31 dicembre, come previsto dall’articolo 19 della manovra d’estate; dopo di che, sarà l’Agenzia del territorio ad attribuire una rendita presunta (con spese a carico dell’interessato) e partiranno gli accertamenti con la collaborazione dei comuni.

La mappatura delle case fantasma. Secondo i dati diffusi alcuni mesi fa, le attività di foto-identificazione aerea dell’Agenzia del territorio (insieme ad Agea) avevano fatto emergere almeno 2 milioni di particelle con fabbricati non dichiarati sul territorio nazionale. Le province con maggiori irregolarità? Salerno, Roma, Cosenza, Napoli, Avellino, Lecce, Palermo, Catania, Bari, Vicenza. Fra le singole città, invece, spiccavano Napoli (6.891), Roma (6.372), Reggio Calabria (6.237), Taranto (2.103), Treviso (2.103). La mappatura sul territorio nazionale si è ufficialmente conclusa il 29 settembre, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale n. 228 del comunicato dell’Agenzia del territorio con l’individuazione di fabbricati/ampliamenti sconosciuti al catasto riguardanti 590 Comuni. Ma la caccia agli immobili fantasma, anche a livello locale, non si ferma: per esempio, nella Capitale, Roma entrate attende per la fine dell’anno un nuovo elenco di rilevazioni che sarà sottoposto a verifiche da parte degli accertatori e costituirà presupposto per l’invio di nuovi inviti alla regolarizzazione. I fabbricati non dichiarati sono on-line. Sul sito internet dell’Agenzia del territorio è possibile visionare le liste delle particelle di terreno sulle quali risultano fabbricati non dichiarati in catasto: dalla sezione «servizi per privati», si può arrivare all’elenco degli immobili identificati: la ricerca, spiegano dall’Agenzia del territorio – direzione generale catasto e cartografia, può essere fatta per provincia, comune e identificativo catastale della particella del catasto terreni (sezione, foglio, particella) su cui è stato identificato il corpo di fabbrica che non risulta dichiarato al Catasto. Dal sito è inoltre possibile compilare moduli di segnalazione per far emergere eventuali errori: trattandosi di elaborazioni massive, avverte l’agenzia, è possibile che si presentino incoerenze nei risultati delle verifiche, con inclusione, in qualche caso, di immobili già censiti in catasto.

I controlli dell’Agenzia. Le verifiche dell’Agenzia sono già in corso. Ma la vera partita si giocherà da gennaio: per quanto riguarda i contribuenti che hanno presentato la dichiarazione in Catasto, precisa l’ente guidato da Gabriella Alemanno, verranno effettuati i controlli di rito anche tramite sopralluogo, se ne ricorrono le condizioni. Per gli inadempienti invece, l’Agenzia provvederà prima, con oneri a carico della parte, a iscrivere temporaneamente in Catasto l’immobile con una rendita presunta sulla base di elementi acquisiti in sopralluogo. Successivamente, qualora persista lo stato di inadempienza, l’Agenzia procederà alla redazione degli atti di aggiornamento catastale con oneri, sanzioni e interessi a carico della parte. Le rendite verranno attribuite sulla base degli elementi in possesso dell’ufficio e di quelli che saranno acquisiti in sopralluogo. L’immobile verrà iscritto al catasto con una categoria e una classe proprie del quadro tariffario di classificazione presente nel comune di appartenenza. Sulla base della consistenza presunta (numero di vani per le categorie «A», metri cubi per le categorie «B» e metri quadri per le categorie «C») verrà attribuita la rendita presunta. Per le categorie speciali «D» e particolari «E», la rendita presunta verrà attribuita in base a una stima sommaria.

L’Anagrafe immobiliare integrata. Da gennaio partirà anche l’Anagrafe immobiliare integrata, che consentirà di conoscere lo stato di integrazione delle banche dati catastali con quelle della pubblicità immobiliare.

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