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Case agli sfollati libici, il prefetto chiama i sindaci

Si cercano case, sia pubbliche che private, alloggi sfitti da destinare ai profughi del Maghreb. Nella lettera, con carattere di urgenza, il prefetto Francesco Antonio Musolino scrive ai sindaci della provincia di Genova: “Stante le note criticità in atto nelle zone del Nord Africa, si chiede di fare una ricognizione di strutture ricettive, esistenti sul territorio comunale, atte ad accogliere nell’immediatezza le popolazione sfollate”. Inoltre, la Camera di commercio è stata chiamata a sondare gli albergatori, per valutare la disponibilità all’accoglienza. I sindaci avrebbero dovuto rispondere entro ieri, a dimostrazione di quanto l’emergenza clandestini sia già arrivata anche da noi: non più alle porte e non un problema limitato alla Sicilia ed alle regioni meridionali, dove dall’indomani della caduta di Ben Alì sono sbarcati 6 mila tunisini. Il presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, Francesco Cascio, ha fatto votare al parlamentino un documento, con il quale si fa presente al governo che “quello dell’immigrazione è un problema italiano ed europeo”. Inoltre, il presidente della Commissione Affari Istituzionali del Senato, Carlo Vizzini, ha aggiunto: «Non credo che Maroni voglia tenere i clandestini lontani dal Nord». Chiedendo indirettamente a tutti i presidenti delle regioni di farsi carico della drammatica situazione. Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, in risposta ha convocato a Roma tutti i prefetti, da una parte chiedendo (nero su bianco) a ciascuno la disponibilità ad accogliere un certo numero di profughi, dall’altra raccomandandosi di non creare allarmismi. «Non ci sono motivi di particolare preoccupazione, soprattutto per la nostra regione carente di spazi – precisa però Musolino -; la ricognizione è fatta per la Protezione Civile, per capire se ci sono edifici abbandonati ed inutilizzati, strutture ricettive che possono servire al verificarsi di una determinata emergenza». Nulla di più. L’emergenza di cui si preferirebbe non parlare, però, è rappresentata dai 300 mila profughi accalcati sulle coste dell’Africa Settentrionale, di cui 100mila soltanto al confine tra Libia e Tunisia. Si tratta di popolazioni del Centro Africa che già si trovavano in viaggio per raggiungere i porti di imbarco, da cui salpare vero Lampedusa e Malta. C’è di più: il presidente della Commissione Ue, Josè Manuel Barroso, sulla base delle cifre fornite da Frontex (agenzia europea per il controllo delle frontiere), non ha nascosto che gli arrivi potrebbero essere molti di più: da 500mila ad un milione e mezzo. Definendolo “esodo biblico”, chiedendo solidarietà ai 27 stati membri. Non bastano più i centri di accoglienza di Agrigento, le tendopoli montate a Porto Empedocle e l’ex Residence degli Aranci (nel comune di Mineo) che per circa 15 anni ha ospitato 6mila militari adibiti nella base Nato di Sigonella. Anche il Nord deve prepararsi all’accoglie-nza. Il prefetto di Genova spiega che già 10 giorni fa, quando è precipitata la situazione, aveva telefonato ai sindaci della provincia e della Liguria, e di avere ricevuto la disponibilità (a voce) di una trentina di posti letto da La Spezia. Non bastano, così ha preso carta e penna.

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