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Capacità fiscali standard Comuni: l’’accordo in Conferenza Unificata

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Il presidente dell’ANCI Antonio Decaro, nel corso della seduta di giovedì 20 ottobre della Conferenza Stato Città, ha espresso il parere favorevole dell’Associazione al decreto del Ministero dell’economia che ridetermina la stima delle capacità fiscali standard di ogni singolo Comune. Il decreto, presentato in Stato Città nella riunione del 15 settembre, è stato esaminato in modo approfondito da parte dei tecnici di via dei Prefetti e del Mef, consentendo di superare alcune perplessità iniziali, grazie a possibili soluzioni condivise.

L’accordo, approvato in sede di Conferenza, prevede in primo luogo che l’esecutivo si impegni a considerare, nell’ambito della formulazione dello schema perequativo applicabile per il 2017 e del riparto del Fondo di solidarietà comunale l’opportunità di introdurre eventuali correttivi, a fronte di possibili modificazioni eccessive delle risorse assegnate a talune fasce di comuni per effetto dei cambiamenti relativi ai fabbisogni standard e dell’aggiornamento delle capacità fiscali. Tutto questo con particolare riguardo alla neutralizzazione necessariamente incompleta dell’influenza della componente rifiuti.

“Risulta molto importante prevedere un adeguato fondo che accompagni tutto il percorso perequativo per i Comuni – ha sottolineato Decaro – con una capacità minima di 40 milioni di euro, in analogia con quanto già avvenuto nel biennio 2015-2016”. Inoltre, il governo promuoverà una revisione condivisa della metodologia di calcolo delle capacità fiscali standard dei Comuni applicabile dal 2018. Infine, si dovrà valutare l’opportunità di interventi utili a garantire dal 2018 la completa neutralizzazione della componente rifiuti sulla perequazione delle risorse da assegnare ai Comuni e a valutare l’opportunità di una razionalizzazione della normativa sulla perequazione, frequentemente modificata con interventi ripetuti e stratificati sulla Legge di Stabilità 2013.
L’obiettivo secondo la valutazione dell’ANCI, è di pervenire ad un quadro di riferimento più chiaro, nell’interesse della trasparenza dei principi e degli spazi di attuazione delle norme in questione e della robustezza e trasparenza del percorso perequativo avviato dal 2015.

Tra gli altri temi trattati nel corso della riunione di giovedì scorso affiora anche quello connesso alle Città Metropolitane, con parere negativo e richiesta di sospensione del provvedimento: da parte dell’ANCI con riferimento al D.P.C.M. relativo al recupero dei contributi delle Province e delle Città Metropolitane alla finanza pubblica, previsto dalla Legge Delrio.

“Chiediamo che la norma venga abrogata, perché non ha molto senso darvi seguito visto che già questi enti hanno subito cospicui tagli. In particolare le Città metropolitane sono destinatarie di nuove funzioni non finanziate e di vecchie competenze delle ex Province che non dovrebbero esercitare su cui sono già stati operati i tagli. Allo stesso tempo speriamo di convenire con il Governo come per il 2016 l’eliminazione del taglio già previsto vista la accertata insostenibilità. Pensare in tutto questo di operare un taglio è surreale”, ha evidenziato il presidente dell’Anci Antonio Decaro nel corso del suo intervento.

ll provvedimento, di cui ANCI ha chiesto lo stop, dà attuazione ad un articolo della Riforma Delrio che prevedeva il recupero al bilancio dello Stato dei risparmi conseguenti all’attuazione del provvedimento, fondi che verranno poi utilizzati per servizi ai cittadini, come la manutenzione delle strade, l’edilizia scolastica e la viabilità. In particolare, le Province e le Città Metropolitane delle Regioni a Statuto ordinario erano chiamate a restituire per gli anni 2014 e 2015 rispettivamente 100 e 60 milioni di euro, e a decorrere dal 2016, 69 milioni di euro. Gli importi sono stati ripartiti ogni anno mediante appositi decreti, ma mai formalmente richiesti dagli enti interessati.

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