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Cantiere aperto sulle pensioni

ROMA – Il cantiere previdenziale non chiuderà per ferie. Neanche il tempo di varare una manovra che alla voce pensioni inciderà per 3 miliardi e il ministro Maurizio Sacconi già annuncia modifiche sul taglio alle indicizzazioni degli assegni. Un meccanismo che da solo vale 2,7 miliardi e che in Parlamento potrebbe essere circoscritto agli assegni da 2.380 euro in su. Laddov01e sembrano destinate a restare immutate le novità di lungo periodo introdotte dal decreto di manutenzione dei conti come l’innalzamento a 65 anni per l’uscita dal lavoro delle lavoratrici private e l’anticipo al 2014 del sistema di adeguamento alle aspettative di vita. A margine della presentazione del rapporto Inail, Sacconi ricorda che l’intervento sul meccanismo di rivalutazione dei trattamenti previdenziali in base alle variazioni dei prezzi al consumo, fortemente criticato nei giorni scorsi da opposizione e sindacati, è stato fatto «più volte con economie superiori a questa: il Governo Prodi lo fece due volte, Dini lo fece nel ’95». Al tempo stesso il responsabile del Lavoro conferma il proposito di dialogare con le parti sociali per trovare «una soluzione che, ragionevolmente, può essere diversamente modulata sulla fascia più alta». L’idea a cui il Governo sta lavorando sarebbe quella di inserire già al Senato un emendamento che lasci al 90% attuale l’indicizzazione degli assegni da tre e cinque volte superiori al minimo (cioè compresi tra 1.428 e 2.380 euro), la porti dal 75 al 37,5% sugli importi oltre i 2.380 euro e la azzeri in quelli che eccedono i 4.760 euro. Al fine di sostituire la ricetta contenuta nel Dl ? che abbassa nel biennio 2012-2013 al 45% la rivalutazione per le pensioni tra 1.428 e 2.380 euro e l’azzera oltre tale soglia ? senza impattare però sui saldi. Stando alla relazione tecnica della manovra, sono attesi 2.780 milioni. Il cammino parlamentare non dovrebbe invece riservare sorprese sull’approdo graduale ai 65 anni per i trattamenti “rosa” nel settore privato che partirà nel 2020 e si concluderà nel 2032 ad allinearsi a quella degli uomini. Il beneficio per l’erario comincerà a farsi sentire dal 2021. Ma sarà un crescendo: da 145 milioni, nel periodo 2024-2026, a un impatto dello 0,1% sulla spesa in rapporto al Pil e dello 0,4% nel decennio 2031-2040. Altrettanto graduali saranno gli effetti dell’anticipo dal 2015 al 2014 dell’incremento triennale dei requisiti pensionistici in base alle mutate aspettative di vita rilevate dall’Inps. Il primo anno la finestra di uscita sarà posticipata di tre mesi e lo stesso accadrà nel 2016; dal 2019 la crescita sarà di quattro mesi e così fino al 2030; dopodiché gli aumenti torneranno a essere di un trimestre per volta. Con la conseguenza che nel 2050 serviranno tre anni e nove mesi in più per andare in pensione.

GLI INTERVENTI

Età pensionabile delle donne
L’innalzamento graduale a 65 anni nel privato farà sentire i suoi effetti nel lungo periodo: nel decennio 2031-2040 ridurrà dello 0,4% la spesa sul Pil.

Adeguamento alle aspettative di vita
Dal 2014 finestre di uscita posticipate di tre mesi in tre mesi: nel 2050 ci vorranno tre anni e nove mesi in più per lasciare il lavoro

Il giudizio delle categorie
La richiesta è un sistema di controllo ad hoc che tenga conto delle peculiarità degli enti previdenziali di diritto privato.

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