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Campi rom abusivi: Torino chiede aiuto

TORINO – Sono circa 3.600 i rom a Torino e provincia, quattro i campi regolari realizzati negli anni scorsi da comune e associazioni, nove gli insediamenti abusivi, decine di bambini aiutati dal Gruppo Abele e da Terra del fuoco a frequentare le scuole, un commissario delegato, il prefetto di Torino, Alberto Di Pace. Il tutto condito da denunce e controdenunce della politica e da sprazzi di impegno civile che aiutano ad aprire gli occhi su situazioni al limite della decenza. Come quella del campo di Lungo Stura Lazio, dove i volontari di Terra del fuoco, insieme alla gente del campo, stanno raccogliendo da oltre un mese tonnellate di rifiuti accumulate. I lavori andranno avanti fino a metà novembre, e con ogni probabilità si supereranno le 500 tonnellate ipotizzate. Risolto questo fronte, potrebbero aprirsene altri: corso Tazzoli, ad esempio, o in via Germagnano. «La città di Torino ?chiarisce l’assessore alle Politiche sociali, Marco Borgione ? ha lavorato in questi anni alla costruzione di un modello di gestione e di convivenza con le comunità rom. Sono stati realizzati quattro insediamenti regolari che ospitano oltre 700 persone. Il lavoro fatto, però, rischia di essere vanificata dalla pressione dei numeri e dal fatto che non c’è turn over nei campi autorizzati». L’emergenza c’è, visto anche che Torino appare isolata nella gestione dei problemi: nell’intera regione c’è un solo campo attrezzato, a Collegno. In una logica un po’ deviata di federalismo di fatto, ogni ente locale gestisce la materia a suo modo: a Milano si sgombera, a Torino no. Serve impegno, dunque, per elaborare un modello di convivenza adatto a questi numeri. Servono fondi, come ha sottolineato nei giorni scorsi il sindaco Chiamparino, quelli attesi da Roma, tanto per cominciare. «E servono soluzioni differenziate» sottolinea Borgione. Ma la cosa importante, aggiunge, «è il lavoro che si sta facendo con il prefetto, per identificare le sacche di illegalità che si nascondono tra le comunità rom». Dal primo giugno 2009, il prefetto di Torino è stato nominato Commissario delegato per l’emergenza nomadi in Piemonte. «Fra le iniziative assunte ? fanno sapere dalla prefettura ? vi sono il costante monitoraggio delle presenze e degli insediamenti, il censimento delle persone presenti, l’intensificazione dei controlli». Superare la logica dei campi, dunque. O meglio, affiancare soluzioni di autorecupero e di residenzialità, sul modello della comunità «Dado» di Settimo torinese, prima esperienza di autorecupero e autocostruzione rivolta alla comunità Rom in Piemonte. L’iniziativa, promossa nel 2007 dall’associazione Terra del fuoco, con l’aiuto del comune di Settimo torinese, della Compagnia di San Paolo, della Croce rossa, di Architettura delle convivenze e del Gruppo Abele, nasce dopo l’incendio che distrusse il campo di Cascina La Merla. «Ci siamo trovati di fronte – racconta Rosanna Falsetta, una delle responsabili di Terra del Fuoco – una situazione di disperazione, con persone che avevano perso tutto. Abbiamo dunque avviato un esperimento di inclusione sociale che puntava ad essere non una risposta emergenziale al problema, ma di prospettiva». Una cinquantina le persone coinvolte nei lavori di recupero di un vecchio casolare da adibire ad abitazioni. «Oggi tutti i capi famiglia lavorano, a loro si sono affiancate due donne, mentre due famiglie hanno fatto un percorso di autonomia e sono andate a vivere fuori». Un’esperienza esportabile anche a Torino? «Sicuramente un modello interessante – sottolinea l’assessore Borgione – realizzabile solo nella misura in cui i comuni della cintura aiutino Torino a individuare spazi e soluzioni da poter adibire all’autorecupero».

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