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Camere a tutta manovra

Prendete il decreto sviluppo, mixatelo con la manovra che fresca fresca è appena sbarcata al Senato, aggiungete il sale del decreto sull’espulsione coattiva dei clandestini, spolverate il tutto con il decreto per risolvere (chissà mai) il dramma della monnezza a Napoli, e la portata sarà pronta. E non scordate di prevedere un totale di almeno 5-6 voti di fiducia. Ecco, questo è il quadro politico-parlamentare che si annuncia da oggi tra Camera e Senato. Perché luglio sarà un mese di fuoco in Parlamento. Con tanto di possibili code addirittura in agosto e di una continua ed estenuante fibrillazione politica all’interno della maggioranza. Iniziano da oggi i trenta giorni forse più caldi della legislatura. Con un groviglio di nodi che arrivano al pettine più o meno tutti insieme e che, non a caso, richiederanno da parte del Governo la necessità di tenere a bada la sua maggioranza con un ripetuto ricorso (un nuovo record in arrivo) al voto di fiducia sulle misure che di volta in volta saranno portate al voto di Montecitorio e di Palazzo Madama. Il tutto, però, con la concreta possibilità che, in tanto frastuono sui conti pubblici che impegnerà l’estate parlamentare, venga tenuto prudentemente in sordina il tema che forse più di tutti scalda i cuori del primo inquilino di Palazzo Chigi: la giustizia. Accade infatti che lo stop alle intercettazioni telefoniche sia l’ultimo argomento in calendario in aula alla Camera per il mese di luglio. Come dire che, nel caso, se ne riparlerà in autunno. Mentre la cosiddetta “riforma epocale” (e costituzionale) della giustizia per adesso in aula (sempre alla Camera) non ha trovato neppure un minimo pertugio di discussione: resta in commissione. E anche al Senato ben poche fortune avrà prima dell’estate anche la cosiddetta prescrizione breve, pure tanto cara al premier. Il Parlamento si troverà così da oggi a occuparsi anzitutto di conti pubblici, si spera di ripresa e di rilancio dell’economia e dell’occupazione, entro i limiti che le leggi in cantiere possono lasciar prevedere. Ma con qualche eccezione, anche di peso. A cominciare dalla finestra trovata in assemblea a Montecitorio, dove da domani dovrebbe ripartire l’esame, e chissà anche il voto, della legge sul biotestamento che spacca come una mela le forze politiche in maniera bipartisan: se anche venisse approvata in questi giorni, in ogni caso, dovrebbe tornare alla terza lettura del Senato, dove se ne riparlerebbe soltanto da settembre in poi, situazione politica permettendo. I calendari della settimana delle due assemblee sono già stati stabiliti. Alla Camera, insieme al biotestamento, è all’ordine del giorno il decreto legge 89 sul nuovo giro di vite contro l’immigrazione clandestina, che scade il 22 agosto e va trasferito al Senato. E sempre a Montecitorio in aula dovrebbe trovare posto lo stop definitivo alla soppressione delle Province. Ma è appunto al Senato che si giocheranno le partite più delicate. Da mercoledì è atteso in aula il decreto sviluppo (Dl 70), che entro la scadenza del 12 luglio sarà varato con la fiducia. Mentre in queste ore proprio al Senato inizia l’iter della manovra da 40 miliardi: sarà un esame velocissimo, appena due settimane, poi, dopo un altro voto di fiducia, passerà alla Camera. Tutto di gran carriera, nonostante si parli di 47 miliardi.

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