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Caldoro: ecco le cifre del disastro

NAPOLI – «La Regione ha in cassa appena 100 milioni quando dovrebbero esserci 1 miliardo emezzo». Lo ha detto il presidente della Regione, Stefano Caldoro, al termine dell’in-contro con le parti sociali: «Entro fine mese – ha poi aggiunto – stenderemo un primo bilancio per capire su quali risorse possiamo contare». Ecco la sintesi della radiografia del disastro campano. Un disastro articolato e illustrato con dovizia di particolari in pagine e pagine contenute in una cartella della giunta regionale che, ieri mattina, Stefano Caldoro ha distribuito ai leader sindacali, ai vertici di Confindustria Campania e ai rappresentanti delle piccole imprese e delle aziende del commercio e dell’arti-gianato. Il governatore campano la chiama «operazione verità» e si accompagna allo sforzo per «il risanamento dei conti: pre-condizione per lo sviluppo della Campania »; al ripristino di «legalità e trasparenza» della spesa: per «garantire il pagamento degli stipendi, dei mutui e la difesa del patrimonio», ma anche «per evitare che si chiudano cantieri, in quanto dobbiamo promuovere ogni sforzo per evitare ulteriori situazioni di difficoltà sul fronte dell’occupazione». Ma l’ultimo obiettivo resta «la rapidità del piano di rientro per consentirci la possibilità di abbassare le aliquote Irpef e Irap già dall’anno prossimo e rilanciare la sanità pubblica in alcuni segmenti, sui quali, sono certo, registreremo performances più virtuose delle Regioni del Nord». Appena nel 2009, i dati di cassa della Campania (vale a dire ciò che viene speso e incassato effettivamente) hanno fatto registrare, a fronte di un obiettivo di spesa finale di 3 miliardi 220 mila 670 euro, un risultato finale di spesa di 4 miliardi 324 mila 088 euro, con una differenza di 1 miliardo 103 milioni 418 mila euro. I dati di competenza (vale a dire quanto si supponeva fosse speso e incassato) sono invece slittati pesantemente, indicando una differenza in positivo che si sarebbe dovuta registrare di 197 milioni 384 mila euro. E se la radicale potatura di consulenze e contratti dirigenziali a termine operata dalla giunta Caldoro per effetto delle sanzioni scaturite dallo sforamento del patto di stabilità provoca la polemica politica dell’opposi-zione, i documenti contabili che riguardano le spese del personale parlano chiaro: nel 2007 la Campania ha speso 391 milioni 852 mila 647,07 euro per il personale, il 17,09% sul totale della spesa, per un’incidenza sul Pil pro-capite di 67,43 euro. Ma nel 2008 la spesa per il personale è cresciuta arrivando ad un totale di 411 milioni 183 mila 744,89 euro, facendo aumentare anche l’incidenza pro-capite al 70,74 euro. Così la spesa della macchina regionale campana (al netto di quella della sanità) che resta la più alta in Italia con 833 milioni 222 mila 801,40 euro, pari al 17,88 per cento del totale delle spese correnti regionali, e incidendo su quella pro-capite con 143,34 euro per ogni cittadino. «Ma non vogliamo passare per tagliatori di teste – ha tenuto a precisare il presidente Caldoro -. Il tavolo con le parti sociali, convocato qui per la prima volta, tornerà a riunirsi almeno una volta al mese per condividere, oltre al metodo di lavoro, anche le priorità da affrontare, compatibilmente con la situazione economica della Regione Campania. Tra migliaia emigliaia di incarichi politici conferiti dalla precedente giunta – ha poi raccontato – mi sono arrivate solo due lettere di consulenti i quali, consapevoli di aver svolto un incarico politico, mi hanno annunciato di volersi dimettere. Ma io ho respinto le loro dimissioni: le valutazioni si fanno sui risultati, non certo sulle appartenenze politiche. Non vi faccio i nomi – ha sottolineato Caldoro – ma credo che si tratti di due eroi. Su migliaia solo due hanno ritenuto necessario dimettersi. E poi si parla di moralità». Il tavolo delle parti sociali, ha proseguito il governatore, «ha chiesto che sia garantita discontinuità. A me, in verità, questo termine non piace molto: lo usava qualcun altro in campagna elettorale, ma non gli ha garantito un grande successo: occorre agire con serietà più che parlare». E sulla revoca dei commissari delle Asl ha commentato: «Io non uso la scure, non ne ho il fisico, ma voglio applicare la legge promuovendo quelle azioni di risanamento e di ricambio laddove si ritengono necessarie». Caldoro ha raccontato della visita che gli ha fatto l’ex capo di gabinetto di molti presidenti della Regione Campania, Giuseppe Catenacci: «Mi ha detto – ha raccontato il capo dell’esecutivo – che non ha mai visto nessun presidente della Campania dibattersi in condizioni così avverse come sta capitando a me». Hanno riconosciuto la importanza del confronto tutti i rappresentanti di categoria intervenuti all’in-contro di ieri a Palazzo Santa Lucia: «All’aumento delle addizionali al momento non ci sono alternative, ma occorre far presto e rientrare nei paramenti del patto di stabilità per scongiurare di ritrovarci anche l’anno prossimo con le aliquote maggiorate di Irap e Irpef ». È quanto ha dichiarato il presidente di Confindustria Campania, Giorgio Fiore, il quale ha anche auspicato che «il ministro Tremonti, che ci chiama cialtroni, si ricordi di mettere mano ai fondi Fas per sostenere gli investimenti». Il commento di Michele Gravano, segretario regionale della Cgil, è stato timidamente di approvazione: «Il metodo è positivo. Abbiamo, però, percepito che ci si muove dentro i vincoli stretti delle politiche economiche e finanziarie del ministro Tremonti: politiche negative per il Sud che deprimono la ripresa». Maurizio Maddaloni, portavoce del coordinamento regionale delle piccole e medie imprese e della cooperazione che riunisce 13 sigle regionali, ha esortato a intraprendere iniziative all’insegna della discontinuità: «Servono azioni di forte discontinuità e di rigorosa valutazione degli impegni di spesa già presi – ha rimarcato – puntando solo su interventi che garantiscono nuova occupazione reale e sviluppo economico duraturo».

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