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Bocciatura secca al dl

Aver equiparato i capannoni industriali alle case di lusso ha reso vulnerabili le imprese. Non aver esentato i beni strumentali dal pagamento dell’Imu è un errore a cui deve essere posto rimedio al più presto. Deve, inoltre, esser reinserita la misura che prevede la detraibilità delle polizze vita ai fini Irpef.

Le accise non devono più essere considerate dei bancomat per le coperture dei provvedimenti.

Queste le principali critiche al dl Imu avanzate dalle associazioni di categoria, durante le audizioni in Commissioni bilancio e finanze della Camera, che si sono svolte ieri. Secondo Sergio Silvestrini, segretario generale della Cna, intervenuto a nome di Rete imprese Italia «non avere escluso dall’Imu i capannoni e i laboratori farà sì che le imprese paghino più di 9 mld, con il rischio di superare il traguardo del 68% di imposizione».

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Andrea Bolla, presidente del Comitato tecnico fiscale di Confindustria, secondo cui «questa scelta contrasta con le raccomandazioni con cui la Commissione europea ha chiesto all’Italia di trasferire il carico fiscale dai fattori produttivi al consumo». Non meno leggera la posizione dell’Ania, in base alla quale il proveddimento adottato è «contraddittorio rispetto a politiche previdenziali di lungo termine, già stabilite e instaurate con i contribuenti, oltre che scarsamente lungimirante in termini di utilità sociale».

A conclusione delle audizioni è poi intervenuta a contestare il dl Imu, anche Assopetroli, secondo cui è inaccettabile «l’aumento delle accise che, ogni volta, viene disposto per far cassa, nonostante le forze politiche tutte si fossero espresse contro ogni aumento della tassazione indiretta». Ieri, inoltre, la conferenza dei capigruppo di Montecitorio, ha dichiarato che l’esame del Imu in aula inizierà il 7 ottobre.

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