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Banda larga, Italia maglia nera

La terza edizione dello studio della Said Business School dell’Università di Oxford sulla banda larga ha analizzato le comunicazioni in banda larga di 72 paese e 239 città di tutto il mondo per stilare una classifica delle 30 migliori reti nazionali per Internet.

Utilizzando i dati di oltre 24 milioni di test sulla qualità della banda larga, condotti nei mesi di maggio e giugno del 2010 usando il sito speedtest.net, lo studio ha potuto decretare la Corea del Sud come paradiso per lo scambio dei bit. A Hong Kong è andata la medaglia d’argento, mentre al Giappone è toccato il gradino più basso del podio. A seguire ci sono paesi come l’Islanda, la Svizzera, il Lussemburgo, Singapore, Malta, Olanda, Emirati Arabi, Qatar, Svezia, Danimarca. Per trovare l’Italia, che è comunque all’interno del blocco dei “top 30″, occorre scendere fino alla ventiseiesima posizione.

La nota positiva è che, nel complesso, grazie a una serie di investimenti in infrastrutture, la qualità della banda larga globale, misurata come capacità di download, di upload e di latenza di una connessione, è aumentata del 50 per cento in soli tre anni. Nei paesi più “digitalizzati”, la penetrazione delle connessioni veloci continua a migliorare, con circa la metà delle famiglie che ora hanno accesso a questo strumento tecnologico (nel 2008 erano solo il 40 per cento).

In particolare, negli ultimi tre anni, la velocità di download media globale è aumentata del 49 per cento, quella di upload del 69 e i tempi di latenza si sono ridotti del 25 per cento. I Paesi che soddisfano i requisiti per godere di tutti i principali servizi offerti da Internet sono 48, ma solo 14 sono quelli pronti per le applicazioni del domani e, tra questi, non c’è l’Italia.

Nessuna città italiana, inoltre, figura tra le 38 con una qualità di banda sufficiente per diventare comunità intelligenti sempre connesse (in Europa ce ne sono 18). Anche sul fronte della connettività mobile, che ci ha spesso visto fare da leader, la classifica della Said Business School indica valori sotto la media, con Svezia e Danimarca a contendersi il primato.

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