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Asili, mezzi pubblici, Irpef sì agli sconti per le famiglie

Per adesso è solo una sperimentazione, necessaria a individuare le risorse e la platea dei beneficiari. Ma se andrà bene, nel 2011 il quoziente familiare – approvato ieri in Campidoglio – diventerà realtà. Destinato, almeno sulla carta, ad aiutare la famiglie numerose, con disabili o anziani a carico, a sostenere i costi di una serie di servizi comunali, dagli asili nido alla refezione scolastica sino all’abbonamento del bus, attraverso il meccanismo degli sconti a scalare. Più sono i figli o i disabili/anziani a carico, meno si pagherà. E, ad accedervi, non saranno solo le coppie sposate: grazie a un emendamento del Pd, basterà essere una “famiglia anagrafica”. Lo è, per esempio, una nonna che ha nel suo stato di famiglia il nipote; due fratelli di cui uno maggiorenne; ma anche due semplici conviventi con prole. Proposta dal capogruppo udc Alessandro Onorato e da sempre cavallo di battaglia centrista a livello nazionale, la delibera è stata varata all’unanimità dall’aula Giulio Cesare. Spetterà ora a un tavolo di concertazione con le parti sociali a stabilire il “quoziente Roma”. Ovvero quel coefficiente, calcolato sulla base di una serie di fattori tra cui il numero dei figli, che modifica le tariffe dei servizi fissate in base al reddito Isee. In pratica, ad ogni fattore (figli, invalidi o anziani a carico, eventuali disoccupati) è applicato un punteggio (invalidità: punteggio 0,5; presenza di un pensionato: punteggio 0,1). Sommando il punteggio di questi fattori si determina il fattore “K”. Questo fattore, o coefficiente, viene utilizzato per rimodulare la tariffa formulata sul reddito Isee. Lo scopo? Far pagare meno ai nuclei numerosi o in difficoltà. Grida al «risultato storico» l’udc Onorato: «L’obiettivo era fornire un aiuto tangibile e concreto alle famiglie romane in un periodo di devastante crisi economica e noi lo abbiamo centrato». Visibilio condiviso dal sindaco Alemanno, che per questa via spera di convincere il partito di Casini a entrare in giunta: «Roma vuole dare l’ese-mpio di una vera riforma fiscale di sostegno alle famiglie, come stabilisce la nostra Costituzione, e fa la sua parte proponendo un modello originale di attenzione ai nuclei familiari». Ma ci pensa il segretario cittadino dell’Udc, Francesco Carducci, a frenare gli ardori: «È la prova di come, pur sedendo tra i banchi dell’opposizione, si possa contribuire a prendere provvedimenti in favore dei romani», scandisce dopo aver comunque apprezzato «la convergenza politica registrata in Campidoglio». Unica voce fuori dal coro, la consigliera di SeL iscritta al Misto, Gemma Azuni: «Nel “quoziente Roma” non vengono prese minimamente in considerazione le persone sole, le famiglie mononucleari, che secondo i dati dell’Anagrafe sono il 45% dei romani», è la sua obiezione. Soddisfatto il Pd che, spiega il consigliere Giulio Pelonzi, è riuscito «ad allargare i benefici alle coppie non sposate e ha introdotto una serie verifica dei costi», ma soprattutto il capogruppo pdl Luca Gramazio: «Non è stato facile trovare la quadra, perciò il risultato è così importante: abbiamo fatto un concreto intervento sul welfare che riconosce la centralità del nucleo familiare». È però l’Udc la più gongolante. Con il segretario Lorenzo Cesa che alza il tiro: «Ora vedremo se questa iniziativa coraggiosa, che vogliamo replicare in tutte le amministrazioni locali, spingerà il governo a mantenere la promessa sbandierata in campagna elettorale, ma finora sempre disattesa, di introdurre il quoziente familiare su scala nazionale».

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