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Aria pulita in città: cambiano limiti, divieti e mappature

La promessa è ambiziosa: misurare in modo più accurato la qualità dell’aria che respiriamo, e gettare le basi per contrastare più efficacemente l’inquinamento atmosferico. Tutto si giocherà però sul ruolo delle regioni ? in prima linea più dei comuni ? e sulla reale efficacia dei tavoli di coordinamento. Il Dlgs 155/2010 recepisce la direttiva europea 2008/50/CE e introduce una serie di novità rilevanti. Dalla “zonizzazione” del territorio italiano (che va rivista entro gennaio 2011), all’istituzione di un laboratorio nazionale che organizzi programmi di raccordo dei metodi di rilevazione correlati a quelli comunitari. Dalla misurazione per la prima volta delle polveri sottilissime Pm2,5 (dal 2013 con l’adeguamento delle apparecchiature), alla richiesta di una maggiore trasparenza nei confronti dei cittadini. Ricade su regioni e province autonome il grosso delle responsabilità legate ai monitoraggi e alle operazioni di intervento per restare all’interno delle soglie-limite. Saranno questi enti, infatti, a dover coordinare l’attività di rilevamento e a decidere i piani di intervento in caso di sforamento, mentre a livello nazionale i lavori saranno coordinati dal ministero dell’Ambiente, insieme all’Ispra e all’Enea, che farà da raccordo con la Comunità europea. Nessun accenno, invece, sul ruolo dei comuni: «È positivo il fatto che venga pianificata una politica a livello centrale, con un coordinamento tra le regioni e il ministero ? spiega Andrea Poggio, vicedirettore di Legambiente ?: il problema è che il tavolo dei lavori non è stato ancora avviato e il decreto non definisce il ruolo dei sindaci». Qualche regione, però, si è già messa al lavoro: «Insieme all’Arpat abbiamo cominciato a lavorare alla nuova rete regionale approvata definitivamente lo scorso 30 settembre ? spiegano dall’assessorato all’ambiente della Toscana ?. Questo migliorerà molto il monitoraggio, dato che ci si baserà non solo sui punti critici, ma sul cosiddetto fondo urbano, per vedere meglio l’esposizione della popolazione alle sostanze inquinanti». Anche in Piemonte e Lombardia le Arpa sono già pronte. «La nostra agenzia si era già attrezzata da un anno per la misurazione delle polveri Pm2,5», afferma Mauro Grosa, del settore tecnico di Arpa Piemonte. Mentre per Guido Lanzani, dirigente del settore aria di Arpa Lombardia, «la novità principale sta nella possibilità di integrare le rilevazioni della rete con i modelli matematici. Questo dovrebbe portare a una razionalizzazione delle reti di misura, con la riduzione dei punti ridondanti». Inoltre, racconta Roberto Sozzi, responsabile divisione atmosfera e impianti di Arpa Lazio, «la regione, nell’opera di valutazione della qualità dell’aria, può decidere di utilizzare strutture di monitoraggio non pubbliche. Nel caso di Roma potrebbero essere le reti delle ex centrali dell’Enel, come Montalto di Castro e Civitavecchia. Nel caso del Nord Italia, le reti storiche». Ma c’è anche qualche perplessità. Secondo il direttore generale di Arpa Piemonte, Silvano Ravera, «sorprendente è che questo decreto attribuisce le attività tecniche, dalla misura degli inquinanti alla gestione delle centraline, alle regioni. Noi invece pensiamo che le informazioni tecniche debbano essere fornite al cittadino e ai soggetti politici da un ente tecnico autorevole e soprattutto indipendente dal decisore». Sulla stessa linea anche l’Anci, l’associazione nazionale dei comuni. «Mentre prima il comune partecipava in prima istanza alla formazione dei piani locali ? spiega Flavio Morini, sindaco di Scansano e delegato all’ambiente dell’Anci ?, con il recepimento della direttiva, se ne occuperanno le regioni e le province. Il comune viene sentito solo in seconda battuta, in una fase di coordinamento, senza poter intervenire preventivamente». Nonostante ciò, i comuni sono già all’opera per adeguarsi alla nuova normativa, partecipando a tavoli tecnici con gli altri enti locali. «Il nostro comune ? dice Giovanni Pierami, vicesindaco di Lucca ? ha aderito al protocollo con la regione insieme ad altri 29 comuni, mettendo in atto una serie di iniziative già da diversi anni». In fermento anche il comune di Pordenone, come spiega l’assessore all’ambiente, Nicola Conficoni: «Sono in programma incontri con gli altri amministratori locali per la revisione del piano d’azione ambientale, anche a livello regionale, e per adeguare la rete di monitoraggio».

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