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Appalti, il governo piccona le gare

L’Europa decreta il ricorso alle gare d’appalto per l’affidamento delle opere pubbliche e l’Italia sta procedendo, al contrario, a suonare il de profundis per il sistema delle gare d’appalto liberalizzando il ricorso alle trattativa privata, senza bando di gara, per lavori fino all’importo di un milione e mezzo. E fino alla soglia comunitaria per le progettazioni, mettendo a rischio-trasparenza l’80% dei lavori e il 90% delle progettazioni. Procedura che ha registrato l’opposizione dell’Oice (associazione delle società di ingegneria) con il presidente, Braccio Oddi Baglioni, che ha denunciato «la scomparsa del mercato della progettazione e l’incremento certo dei costi dovuto alla negoziazione diretta». È questo per effetto delle nuove modifiche al Codice dei contratti pubblici approvate in Parlamento con il duplice intento di semplificare le procedure e favorire le piccole e medie imprese. Ma con il rischio concreto di aumentare la vischiosità delle relazioni fra pubblico e privato. L’obiettivo di semplificare le procedure ha anche l’obiettivo di rilanciare la spesa che, stando a quanto dichiarato dal ministro delle infrastrutture, Altero Matteoli, al senato il 9 marzo, «ha registrato un definanziamento di 15 miliardi a causa della necessità di finanziare gli ammortizzatori sociali». A fronte di questa situazione l’imperativo è quindi quello di semplificare, snellire e velocizzare la messa in moto delle (poche) risorse disponibili. Il governo ha già proposto alcune misure, con un testo di decreto legge (fuori sacco) presentato in consiglio dei ministri all’inizio di febbraio, ma poi bloccato e per adesso ancora «congelato». Si punta soprattutto ad introdurre limitazioni all’apposizione di riserve concernenti gli aspetti progettuali (vietate nel caso di progetto validato), a disincentivare il ricorso all’accordo bonario, «per limitarne gli abusi», attraverso l’ammissibilità in caso di riserve superiori al 20% del totale dell’importo contrattuale (oggi la soglia è al 10%), nonché a vietare l’arbitrato e a introdurre una sorta di unico grado di giudizio per controversie in materia di appalti, da affidare alla Corte d’appello. Di queste misure si tornerà a parlare fra qualche settimana quando il consiglio dei ministri riprenderà in considerazione le misure in materia di semplificazione e snellimento, quelle per il cosiddetto Piano casa 2 e per gli interventi nelle infrastrutture portuali; sarà quella la sede per eventuali ulteriori modifiche al Codice dei contratti pubblici che dovrebbero toccare anche il project financing, l’approvazione dei progetti e le white list. Intanto, alcune delle misure procedurali contenute nel decreto legge congelato sono adesso all’esame delle commissioni di merito di camera e senato, in quanto frutto di disegni e proposte di legge di iniziative parlamentari. Fra queste si segnala innanzitutto l’intervento sulla disciplina della procedura negoziata senza previa pubblicazione del bando di gara (la trattativa privata) e con invito di almeno tre operatori economici: nel disegno di legge statuto d’impresa, approvato alla camera e adesso al senato, si innalza la soglia attualmente fissata a 500 mila euro fino a 1,5 milioni. Con questa norma, laddove approvata in via definitiva, si potranno affidare a trattativa privata, senza adeguata concorrenza e trasparenza l’80% degli appalti di lavori affidati in Italia (secondo le stime dell’Ance, l’associazione nazionale dei costruttori edili). Sulla stessa linea (ma con un aumento della soglia a 1 milione) si pone anche il disegno di legge sulla semplificazione dei piccoli comuni, anch’esso al senato. Ancora peggiore potrebbe essere la situazione per gli incarichi di progettazione dove la trattativa privata con invito a cinque soggetti viene ammessa fino alla soglia comunitaria dei 193 mila euro (dai 100 mila euro attuali); in questo caso sarà il 91% del mercato a sparire da logiche di evidenza pubblica (stima dell’Oice), di concorrenza e trasparenza. Su questo punto, l’Oice, in una nota firmata dal presidente Oddi Baglioni e inviata al Parlamento, al ministro Matteoli e al presidente dell’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici, Giuseppe Brienza, ha denunciato anche «un danno certo per le finanze pubbliche: il compenso oggetto di una procedura negoziata è infatti, mediamente, ben più elevato rispetto a quello oggetto di un confronto concorrenziale». Altro tema di intervento è quello della suddivisione in lotti, da favorire, nel ddl statuto di impresa, per consentire un migliore accesso al mercato da parte delle Pmi. Sulla disciplina delle offerte anomale è invece il governo ad avere presentato più volte proposte per consentire l’esclusione automatica fino alla soglia comunitaria, anche in questo caso con logica semplificatoria. Se ne riparlerà, anche in questo caso, fra qualche settimana in consiglio dei ministri. Intanto, ieri, la camera ha dato il via libera alla nuova legge che disciplina l’attività di costruttore edile e quelle ad essa correlata che ora passa al senato. Sul provvedimento, il governo è stato sconfitto in prima votazione.

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