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Ancora da sciogliere i rebus su perequazione e cedolare

Superato l’ultimo scoglio alla Camera, il testo del federalismo municipale sarà pronto per l’approvazione definitiva; sorte un po’ diversa attende l’attuazione effettiva del nuovo fisco dei comuni, che per partire davvero aspetta la definizione di molti punti, alcuni essenziali per consentire ai sindaci di scrivere i bilanci 2011 senza troppa fantasia. Perequazione. Le prime domande si concentrano sul fondo sperimentale di riequilibrio, che dovrà «realizzare in forma progressiva e territorialmente equilibrata la devoluzione ai comuni della fiscalità immobiliare»; al momento si sa che è destinato a durare tre anni, fino all’ingresso in campo del fondo perequativo che accompagnerà la riforma a regime, e che sarà alimentato da un quinto abbondante della cedolare secca, dall’Irpef sui redditi fondiari e dal 30% delle altre imposte sul mattone. Per conoscere le risorse che andranno davvero a ogni comune, però, c’è da aspettare: un decreto del Viminale, concertato con l’Economia, dovrà stabilire il funzionamento del fondo, e dovrà separare la quota di tasse sul mattone che lo alimenterà da quella che invece sarà destinata al comune dove si trova l’immobile tassato. Iva. Il nodo perequazione offre al momento una delle incognite cruciali già per il 2011, accompagnato dal punto interrogativo che continua a caratterizzare la compartecipazione all’Iva, entrata in extremis nel testo a sostituire quella all’Irpef ipotizzata all’inizio. Dell’Iva «comunale» si conosce l’entità complessiva, poco sopra i 2,8 miliardi di euro, ma è ancora da individuare la distribuzione territoriale. Il risultato finale dipenderà dalle modalità con cui si deciderà di tradurre in chiave locale la geografia regionale del gettito che sarà descritta dai dati del quadro Vt delle dichiarazioni (si veda l’articolo sopra e Il Sole 24 Ore del 28 febbraio). Cedolare. I problemi maggiori sono due: il momento dell’opzione per la tassazione secca o per l’Irpef e le sanzioni per la mancata registrazione. Sulla prima questione sarebbe logico che la si facesse anno per anno, compilando la dichiarazione dei redditi, ma potrebbe anche essere fissata al momento della registrazione, dato che già dal 2011 la cedolare assorbirà l’imposta di registro per il canone concordato. E nel caso in cui un proprietario abbia affittato più immobili, la scelta va ripetuta per ogni contratto? Bisognerà poi decidere che cosa succede ai contratti registrati prima dell’entrata in vigore, soprattutto quelli del 2011 per i quali sono già passati i 30 giorni dalla stipula e su cui è già stata pagata l’imposta di registro: o si darà la possibilità di chiedere un rimborso oppure si pagherà due volte. Sulla seconda questione, non è chiaro se la registrazione entro 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto escluda solo la sanzione fiscale e la riduzione del canone o anche eventuali ulteriori accertamenti sui periodi d’imposta precedenti. Il silenzio del testo farebbe intendere che al Fisco nulla è precluso, quindi in mancanza di una sanatoria esplicita gli accertamenti possono risalire sino a cinque anni dalla “nuova” registrazione, con il relativo carico di sanzioni, interessi e imposte arretrate. Le altre imposte. È tutto il capitolo tributario, comunque, ad aspettare una disciplina certa. Il decreto oggi al voto a Montecitorio dà al governo due mesi di tempo per scrivere i regolamenti su addizionali Irpef e imposta di soggiorno, ma in entrambi i casi la trattativa dei sindaci ha strappato un automatismo che permette di avviare gli aumenti anche senza le regole finali. Sull’imposta di scopo, invece, la norma fa riferimento alla finanziaria 2007 (articolo 1, commi 145-151 della legge 296 del 2006); il problema è che questa norma basa il meccanismo dell’imposta sulla struttura dell’Ici (il meccanismo applica alla base imponibile dell’Ici un’aliquota aggiuntiva massima dello 0,5 per mille). L’Ici però è destinata a essere sostituita dall’Imu, che avrà regole diverse a cui anche l’imposta di scopo, dopo il flop delle prime versioni, dovrà essere adeguata. 

I NODI

Fondo sperimentale
Stabiliti i tributi che lo alimenteranno, rimane da determinare l’ammontare concreto delle risorse che andranno a ogni comune.

Compartecipazione Iva
Sostituisce quella all’Irpef. Di questa Iva «comunale» si conosce l’entità complessiva, poco sopra i 2,8 miliardi di euro, ma sono ancora da definire le modalità che ne guideranno la distribuzione territoriale.

Cedolare
Restano irrisolti i problemi del momento della scelta del tipo di tassazione e degli effetti sull’imposta di registro per chi l’ha già pagata, e della possibilità per il fisco di risalire a cinque anni per gli accertamenti anche in caso di nuova registrazione.

Imposta di scopo
Attualmente, causa un rinvio alla legge 296/2006, le regole da seguire sono quelle dell’Ici ma questa imposta verrà sostituita dall’Imu, del tutto diversa. Resta quindi da risolvere il coordinamento tra i due tributi.

Soggiorno e addizionali
Ci sono due mesi di tempo per i regolamenti su addizionali Irpef e imposta di soggiorno, ma possono nascere difficoltà dal fatto che i sindaci hanno ottenuto di avviare gli aumenti anche senza le regole finali.

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