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Via alla convenzione-tipo per ridurre i rischi della Pa

Fonte: Il Sole 24 Ore

Il ragioniere generale dello Stato, Daniele Franco, auspica che possa diventare «punto di riferimento» per tutte le operazioni future di partenariato pubblico-privato, per svolgere un’allocazione ottimale dei rischi e «minimizzare il rischio di revisione di progetti da off a on balance». Al tempo stesso, la convenzione-standard per operazioni di concessione di costruzione e gestione a canone pagato direttamente dalla Pa, presentata ieri al Mef (e anticipata dal Sole 24 Ore l’11 novembre scorso), va considerata «un documento aperto alle proposte di correzione che arriveranno dalla consultazione che avvieremo subito sul sito del Mef». Senza trascurare l’inevitabile impatto che arriverà sulla proposta dal «momento di transizione che attraversiamo per il recepimento delle direttive europee e del nuovo quadro regolativo».
L’obiettivo della convenzione-tipo redatta da un gruppo di lavoro interistituzionale coordinato da Grazia Sgarra (Rgs) è quello di creare uno standard che aiuti le amministrazioni pubbliche a strutturare operazioni di Ppp su “opere fredde”, allocando i rischi in modo corretto sul concessionario e minimizzando il rischio di revisione del piano economico-finanziario. Per ridurre i rischi, tre “consigli” fondamentali alle Pa: costituire la società di progetto, mettere a gara il progetto definitivo, circoscrivere i casi in cui è ammessa la revisione del Pef. Tra gli obiettivi della Ragioneria c’è, ovviamente, anche quello di ridurre le ripercussioni sui conti pubblici di operazioni che partono come “private”, ma dal Mef arriva soprattutto un segnale (anche politico) di grande attenzione a uno strumento che, se usato con rigore e correttezza, può non solo sopperire al minore impegno della finanza pubblica sul fronte infrastrutturale, ma anche dare efficienza alla spesa della Pa. Il documento contiene, per altro, una «matrice dei rischi che – ha detto Sgarra – dovrebbe essere sempre lavorata e sempre allegata a una convenzione di questo tipo».
Apprezzamento per la convenzione-standard anche da Ida Angela Nicotra, consigliere dell’Autorità nazionale anticorruzione, che ha confermato la collaborazione dell’Anac (presente informalmente e solo nella fase finale al gruppo di lavoro durato due anni). Alla fine del percorso non è escluso che la convenzione-tipo possa rientrare in quella soft regulation che la legge delega sugli appalti attribuisce all’Anac. 
Nicotra si è anche detta d’accordo con Alessandra Dal Verme, ispettore capo per gli affari economici alla Rgs, che aveva proposto una estensione alla concessione e un più generale rafforzamento del “dialogo competitivo”. Dal Verme ha messo in guardia «dalla sfera di alea e incertezza» che può derivare dall’interpretazione di due norme: l’articolo 5 della direttiva Ue 2014/23 che, prevedendo l’allocazione del rischio operativo sul concessionario, sembra tuttavia limitarne la portata alla presenza di «normali condizioni di mercato»; l’articolo 143 del codice appalti (comma 8-bis) là dove prevede una revisione del piano economico-finanziario per variazioni «non imputabili al concessionario». L’elenco tassativo dei casi non basterebbe a ridurre i rischi di revisione del piano, bisognerebbe anche definire limiti quantitativi.
Dal canto suo, Gabriele Pasquini (Dipe-Presidenza del Consiglio) ha detto che la Pa deve fare un salto culturale – la convenzione-tipo può aiutare – soprattutto nell’uso degli indicatori economico-finanziari che devono caratterizzare qualunque operazione di partenariato pubblico-privato. Con riferimento al lavoro Dipe su dati Cresme (si veda Il Sole 24 del 9 settembre scorso), Pasquini ha ricordato come «su un campione selezionato di 961 operazioni, ben 752 non presentano alcun indicatore economico-finanziario mentre solo 30 presentano un paniere sufficiente di indicatori e solo sei presentano tutti gli indicatori».
Ance (costruttori) e Abi (banche) hanno apprezzato l’iniziativa ma hanno chiesto un tavolo in cui poter esprimere osservazioni e proposte. L’obiezione che implicitamente viene mossa alla convenzione-tipo è di tutelare eccessivamente l’amministrazione concedente a scapito del partner privato, creando uno squilibrio che conduce a scarso realismo, per esempio quando viene allocato per intero sul concessionario il rischio amministrativo e, nello specifico, il rischio legato all’attività di esproprio. Claudio Lucidi (Anci) è tornato a porre la questione della sottovalutazione dell’attività di gestione rispetto a quella di costruzione, invitando a ricercare «strumenti che oggi non abbiamo e che ci consentano» di approfondire questo tema. 

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