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Unioni civili in vigore da ieri: entro 30 giorni i decreti attuativi, ora la circolare del Viminale

Ieri è entrata in vigore la legge sulle unioni civili, la legge 76/2016. Un provvedimento “storico”, come lo ha definito Matteo Renzi, che fa fare all’Italia un passo in avanti sui diritti dopo anni in cui Roma è rimasta fanalino di coda in Europa. Al di là di quello che poteva essere, e delle modifiche apportate durante l’iter parlamentare, il cosiddetto d.d.l. Cirinnà rappresenta un punto di svolta. 
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Aspetti applicativi: la circolare del Ministero dell’interno
I comuni più grandi sono pronti già da qualche settimana ma, prima di poter dire che la macchina organizzativa è operativa, bisognerà aspettare una serie di decreti attuativi che dovrà varare il governo. Si tratta di provvedimenti che affrontano aspetti pratici che dovranno rendere la procedura di registrazione omogenea in tutta Italia. Il timing è questo: i decreti saranno approvati entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge. Per cui è presumibile che le prime unioni civili, e le prime convivenze, potranno essere registrate tra fine giugno e inizio luglio. 
In attesa dei decreti il Ministero dell’interno ha diramato le “prime indicazioni sugli adempimenti anagrafici in materia di convivenza di fatto” nella circolare 1.6.2016, n. 7, in particolare sui commi 36-65 che riguardano le convivenze di fatto.

Coppie di fatto, l’allarme dei giudici: “Una su due ora perderà i suoi diritti”
E proprio sulle convivenze di fatto i giudici di Milano prendono una posizione opposta rispetto a quanto dispone il ddl Cirinnà. Nonostante la legge, entrata in vigore ieri, non riconosca lo status di convivente “di fatto” anche a chi ha una residenza diversa dal partner o è in attesa di divorzio, il tribunale di Milano con un’ordinanza del 31 maggio sostiene l’esatto opposto: lo status di convivente “di fatto” deve essere riconosciuto anche a chi ha una residenza diversa dal partner o è in attesa di divorzio dall’ex.

Pronunciandosi su una contesa fra due conviventi, il giudice Giuseppe Buffone della IX sezione civile afferma che “avendo la convivenza natura fattuale, la dichiarazione anagrafica è strumento privilegiato di prova e non anche elemento costitutivo”. E ancora: “Il convivere è un fatto giuridicamente rilevante da cui discendono effetti giuridici”. Esiste quindi, secondo il giudice, una “mera convivenza” da tutelare anche al di fuori dei casi previsti dalla legge Cirinnà.

La nuova norma, oltre a istituire le unioni civili per le coppie omosessuali, regola le convivenze di fatto, riconoscendo solo le coppie che si iscriveranno al registro istituito in anagrafe. Per l’iscrizione, con la legge Cirinnà, sono necessarie alcune condizioni. Due soprattutto: identità di residenza e “stato civile libero”. Giuseppe Spadaro, presidente del Tribunale per i minorenni di Bologna e autore di una monografia sulla legge 76, la cosiddetta Cirinnà, commenta: “L’ordinanza del giudice di Milano è giuridicamente sacrosanta. Applicare in modo restrittivo la norma, per quanto riguarda le convivenze di fatto, significherebbe escludere la metà delle situazioni esistenti, fino a oggi tutelate grazie alla giurisprudenza”. Anche per Cinzia Calabrese, avvocato e presidente dell’associazione Aiaf Lombardia, “la convivenza è una situazione di fatto, e c’è da chiedersi se fosse necessario disciplinarla con una norma. Condivido l’impostazione dell’ordinanza milanese”.

 

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