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Unioni civili, il premier «stringe» in un vertice

Fonte: Il Sole 24 Ore

Basta con le chiacchiere, è ora di portare a casa il risultato approvando nei tempi previsti il Ddl Cirinnà sulle unioni civili. Stepchild adoption compresa. Matteo Renzi e i vertici del Pd in Parlamento sono determinati a chiudere la partita nei prossimi giorni. Vero che la possibilità per il partner di adottare il figlio naturale del compagno all’interno della coppia gay è avversata dal Nuovo centrodestra-Alleanza popolare, tanto che Angelino Alfano ha già annunciato un referendum abrogativo sul punto. Ma è anche vero che Alfano ha già escluso la convergenza sull’unica ipotesi di compromesso offerta finora in campo dem, ossia quella dell’affido rafforzato sostenuta da alcuni senatori cattolici tra i quali la renziana Maria Rosa Di Giorgi. Il ministro degli Interni sembra ormai deciso a cavalcare l’onda della contrarietà al Ddl Cirinnà per distinguersi dal Pd e catturare le simpatie del mondo cattolico moderato. Anche a costo di apparire più realista del re. Perché se è vero che la Cei si è già espressa chiaramente contro la stepchild adoption, gli stessi vescovi frenano sull’ipotesi di un family day nella volontà di non creare un fronte di scontro aperto con l’esecutivo.
A Palazzo Chigi, ad ogni modo, sembra non sia piaciuto l’attivismo dei cattolici dem per trovare via interviste e dibattito sui giornali una soluzione di compromesso con il Nuovo centrodestra. «Io la legge sulle unioni civili la voglio fare – dice non a caso il capogruppo dei senatori democratici Luigi Zanda -. Quello che non intendo fare è aggiungermi alla lista delle dichiarazioni, così numerose e poco costruttive sul tema». Anche per questo è tempo di stringere i bulloni: forse già oggi, o al più tardi lunedì, sarà un vertice a quattro a Palazzo Chigi a indicare la linea. Matteo Renzi farà il punto con i capigruppo del Pd Zanda ed Ettore Rosato assieme alla ministra per le Riforme e per i Rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi.
Tra i temi dell’agenda parlamentare non solo il Ddl Cirinnà, che andrà in Aula a Palazzo Madama il 26 gennaio, ma anche la riforma del Senato e del Titolo V: l’approvazione che chiude la prima doppia lettura ci sarà alla Camera lunedì 11, e l’intenzione dei vertici dem è fare in modo che il secondo sì del Senato arrivi a stretto giro (la settimana successiva, dal momento che saranno passati i tre mesi previsti dalla Costituzione rispetto al via libera di settembre). Quanto alle unioni civili, sarà poi un’assemblea dei senatori del Pd a dare l’indicazione, ferma restando la possibilità del voto di coscienza previsto sui temi etici. Ma non sarà Renzi a parteciparvi, coerentemente con quanto detto a fine anno («non è una questione che investe direttamente il governo»). La palla passa tutta alla ministra Boschi, che per i prossimi giorni ha il compito di compattare il più possibile il Pd sul testo Cirinnà così com’è. Condizione affinché sia votato anche dal M5s e da Sel.
Quanto al rimpasto di governo di cui si continua a parlare in ambienti parlamentari, da Palazzo Chigi frenano. Intanto non sarà un rimpasto ma la semplice sostituzione delle caselle mancanti (ad esempio quella del vice agli Esteri con il democratico Enzo Amendola e quella del ministero per gli Affari regionali con l’alfaniana Dorina Bianchi). E poi non sembra essere così imminente. Si farà, se si farà, con calma.

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