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Una Pubblica Amministrazione sfiduciata e inefficiente rende fragile la democrazia

Fonte: Sole 24 Ore

di FRANCESCO VERBARO (dal Sole 24 Ore) – In collaborazione con Mimesi s.r.l.

I pochi che si soffermano a guardare gli scaffali delle librerie avranno notato come da qualche anno vi sia un fiorire di volumi sulla crisi della democrazia, sulla postdemocrazia, sul ruolo del popolo, sulla democrazia diretta contro l’epistocrazia, sulla democrazia deliberativa, e in generale sul rapporto tra «popolo ed élites», per citare un recente volume che raccoglie diversi saggi promosso dall’Associazione Marco Biagi.
In tanti si soffermano sulla crisi dello Stato nazionale e sulle ultime evoluzioni delle dinamiche tra Stato ed economia, che stanno mettendo in crisi la stessa democrazia (Joseph Stiglitz, Colin Crouch, Brennan ed altri). Emerge una crisi dell’intervento pubblico. Se le principali decisioni economiche vengono prese a livello globale e la “democrazia” si fonda sugli Stati nazionali, la maggior parte dell’attività democratica rischia di apparire come un vecchio rituale. Ciò appare vero soprattutto in Italia, dove scontiamo una bassa performance delle istituzioni pubbliche mentre cresce l’esigenza di rispondere alle tante domande provenienti da società complesse.

L’Italia non si trova certo nel massimo della propria forma. Le istituzioni politiche e amministrative registrano forse oggi il momento di massima crisi. La politica è instabile e la durata media dei governi non supera i due anni, con la conseguente cattiva legislazione e l’incapacità di programmare. Le istituzioni amministrative sono state indebolite da una serie di fattori che ci siamo quasi stancati di richiamare: l’attenzione prevalente alla forma e alle procedure e nessuna attenzione agli obiettivi e risultati delle politiche, scarsa cura del personale, poca valorizzazione del merito e maggiore attenzione alla fedeltà politica, soprattutto a livello dirigenziale. Una politica debole ha portato a indebolire anche la Pa. E nella dialettica/scontro tra dirigenza e politica, entrambe sono uscite con le ossa rotte. Entrambe hanno perso il (minimo) patrimonio di fiducia che avevano tra i cittadini e, ancora peggio, hanno perso la fiducia in loro stesse. L’amministrazione delle procedure inutili si sente sempre più inutile e ovviamente facile bersaglio di una società sempre più scontenta.

Ci troviamo ad affrontare sfide globali dirompenti con rilevanti ritardi. Occorre anche qui ricordare che il settore pubblico in Italia ha margini ridotti di intervento a causa del grande debito e della bassa crescita del Pil. Inoltre, è particolarmente inefficiente ed inefficace quando interviene, sia per la volatilità politica sia per la debolezza amministrativa. Infine, la governance interna alle amministrazioni è in crisi da tempo. I gabinetti si sono indeboliti insieme alla politica e alle amministrazioni, in una confusione di ruoli e compiti in cui la distinzione tra indirizzo politico e gestione è saltata.
Servirebbe uno sforzo comune per migliorare le istituzioni, ma ci scontriamo spesso o con la sottovalutazione del problema o con una crescente sfiducia. L’unica cosa che siamo riusciti a fare è stata una temporanea riduzione della spesa con i tagli lineari. Una non scelta. Non ci può essere una «revisione della spesa» senza una revisione delle organizzazioni e dei processi. Né si può continuare a digitalizzare l’esistente. Servirebbero dei piani industriali su sanità, servizi al lavoro, servizi sociali, tutela del territorio, utilizzo dei big data amministrativi, in tal modo potremmo persino ridurre i costi e aumentare i servizi o assicurarli a chi ne ha veramente bisogno.
Se non affronteremo il tema dell’efficienza dell’amministrazione pubblica avremo fallito in partenza. Società sempre più complesse non si governano con meno istituzioni, ma con istituzioni migliori, cercando di coinvolgere stakeholders, rappresentanti delle imprese e dei cittadini (apprezzabili le Linee guida sulla performance partecipata della Funzione pubblica) e non solo i sindacati del pubblico impiego. La crisi della democrazia si comincia a combattere con una buona amministrazione.

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