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«Un governo per l’economia reale»

Fonte: Il Sole 24 Ore

Un governo «in grado di incidere sui nodi dell’economia reale», perché «la situazione è difficile, il tempo è scaduto e i margini di intervento sono stretti». Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, non entra nel merito del futuro esecutivo («non ho preferenze») ma insiste sulla priorità della crescita e sulle misure che dovranno essere prese immediatamente. Tra le varie urgenze, ci sono, secondo Squinzi, il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione e un intervento per ridurre il costo del lavoro, in particolare sull’Irap, «una tassa iniqua che penalizza tutte le imprese ogni volta che si usa in modo più consistente la forza lavoro».
Il tempo è scaduto, ha ripetuto Squinzi ieri mattina, parlando ai microfoni di Radio Anch’io. Il presidente di Confindustria ha ribadito il suo «favore» alla conferma di Giorgio Napolitano alla presidenza della Repubblica: «Negli ultimi due colloqui che ho avuto con Napolitano lo avevo caldamente invitato a riconsiderare la sua intenzione di abbandonare, perché il Paese aveva bisogno di una guida salda, come quella che lui ci ha dato negli ultimi anni».
Ora serve un governo che metta al centro l’economia reale. Come vede un governo di larghe intese, gli hanno chiesto a margine di un evento in serata a Milano. «Positivamente, purché metta al primo posto l’economia reale». E ad un’altra domanda specifica su cosa pensasse di Enrico Letta premier, ha risposto: «Non sono al corrente, è uno dei nomi che si fanno, stiamo parlando di una persona preparata, può essere giusta per esperienza e competenza».
L’Europa sta scivolando in recessione, «ma dobbiamo essere capaci di captare la ripresa che arriverà alla fine dell’anno». L’Italia, ha continuato Squinzi, è ingovernabile per «le complicazioni burocratiche e normative». Proprio a causa della crisi che attraversa il Paese «è assolutamente indispensabile – secondo il presidente di Confindustria – il dialogo tra le parti sociali». Non solo lo ha ritenuto «possibile», ma «assolutamente necessario» per arrivare «ad una condivisione degli obiettivi e delle strategie», aggiungendo di ritenersi «un uomo di dialogo».
Tra le partite comuni che si potrebbero giocare c’è il fisco, un tema che Confindustria ha sottolineato ieri mattina durante un’audizione sul Documento di economia e finanza, davanti a deputati e senatori. La pressione fiscale effettiva, al netto del sommerso, è arrivata nel 2012 al 53% e nel 2013 si alzerà ancora di un altro punto di Pil, arrivando al 54 per cento. Livelli intollerabili, ha sottolineato Confindustria, sarebbe un azzardo imporre nuove tasse e «va fermata l’ulteriore tentazione di aumentare la pressione fiscale». La necessità è tornare a crescere ed è «urgente» la formazione di un nuovo governo che indichi le priorità per integrare con proposte di politica economica la «portata ridotta» del Def presentato in Parlamento. Non è con ulteriori restrizioni di bilancio che si aggiustano i conti, ma solo con una crescita del 2% all’anno «si mettono i conti in sicurezza». A gennaio Confindustria aveva presentato alle forze politiche un documento, che anche Squinzi ieri ha ricordato, in cui si ipotizzano una serie di misure che porterebbero nei 5 anni della legislatura la crescita al 3 per cento. Tra gli interventi della terapia d’urto da attuare nei primi 100 giorni oltre al taglio del costo del lavoro c’è il pagamento dei debiti della Pa (si chiedono 48 miliardi, rispetto a una stima dell’epoca di uno stock di 71 miliardi, ora rivista a oltre 90).
Confindustria ha ribadito che questo è un punto cruciale e che sarebbe importante per la crescita liberare 5 miliardi per pagare anche nel 2014 i debiti della Pa relativi alle spese in conto capitale. Nessun altro Paese, ha detto Confindustria, sta subendo una simile caduta del Pil eccetto la Grecia, con danni devastanti sul settore industriale comparabili a quelli di una guerra. Negli ultimi cinque anni 70mila aziende del manifatturiero hanno cessato l’attività e «la svolta non è ancora scontata».
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I NUMERI

54%
La pressione fiscale
«Al netto del sommerso la pressione fiscale effettiva in Italia è arrivata al 53% e si innalzerà nel 2013 di un altro punto di Pil». Lo ha detto Fabio Minoli, il direttore comunicazione e relazioni istituzionali di Confindustria, in audizione al Senato sul Def. «Si tratta – ha aggiunto – di livelli intollerabili, non si può pensare ad altre tasse nuove tasse. Le entrate nel 2012 hanno raggiunto un nuovo massimo : 48,1% del PIL, contro il 47,4% del 1997

+2%
Obiettivo crescita
È «urgente» la formazione del nuovo Governo per integrare con proposte di politica economica la «portata ridotta» del Def presentato in Parlamento. Nella audizione di ieri di Confindustria al Senato, la richiesta è stata quella di di puntare sulla crescita: «Non è con ulteriori restrizioni di bilancio che si aggiustano i conti pubblici ma solo con una crescita del 2% l’anno si mettono in sicurezza». Il Def prevede una riduzione del debito di 4 punti di Pil l’anno dal 2015

5 miliardi
Risorse per i pagamenti
Per Confindustria è importante liberare cinque miliardi per pagare, anche nel 2014, i debiti delle Pubblica amministrazione relativi a spese in conto capitale. Ciò darebbe maggior forza alla ripresa e non rappresenterebbe una deviazione dalla strada del risanamento. Trattandosi di una misura una tantum – spiegano gli industriali – e avendo spazio nel livello del deficit, indicato dal Def all’1,8% del PIL, sarebbe più agevole trattarlo con le autorità europee

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