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Un attacco hacker ha tenuto bloccato il Comune di Brescia per una settimana

Fonte: Il Post

da Il Post

Dal 30 marzo un attacco hacker a vari sistemi del comune di Brescia (Lombardia) ha reso inaccessibile per diversi giorni il sito del comune, ha impedito ai cittadini di usufruire dei servizi digitali dell’amministrazione, tra cui l’anagrafe, e ha messo in difficoltà il lavoro di molti uffici, che si sono trovati con le email non attive e i servizi informatici interni interrotti o funzionanti a rilento. Per giorni, la homepage del comune è stata sostituita da una schermata in cui l’amministrazione comunicava ai cittadini di essere stata «vittima di un attacco informatico da parte di ignoti, che ha causato danni alla rete, non consentendo di garantire i normali servizi» e in cui annunciava che avrebbe fatto denuncia alle autorità competenti. Il comune, si leggeva, stava lavorando per poter «tornare a regime al rientro delle festività pasquali», e soltanto nel pomeriggio di martedì 6 aprile la homepage è tornata accessibile, anche se non è chiaro se tutti i servizi siano effettivamente tornati attivi a pieno regime.
L’attacco hacker che ha colpito Brescia è definito in gergo “ransomware”, cioè un attacco in cui gli hacker bloccano alcuni dati, di solito tramite metodi di crittografia che rendono inaccessibili i contenuti, e li tengono in ostaggio finché la vittima non ha pagato una certa somma di denaro come riscatto (ransom, appunto).

Inizialmente il Comune aveva negato di essere stato oggetto di un ricatto, ma poi ha dovuto ammetterlo dopo la pubblicazione di un articolo del Corriere di Brescia in cui si rivelava che era stato richiesto un pagamento. Parlando con il giornale per un articolo successivo, il direttore generale del comune, Giandomenico Brambilla, ha detto che per ottenere la «chiave di sblocco» gli hacker hanno chiesto 26 bitcoin, che al cambio attuale valgono poco meno di 1,3 milioni di euro.

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