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Uffici postali salvi

Fonte: Italia Oggi

La crisi colpisce tutti e alle Poste le esigenze di spending review non bastano per chiudere i due suoi uffici nelle frazioni del comune di montagna: in base alle regole Ue un servizio universale come quello per raccomandate e bollettini di pagamento deve essere garantito contemperando le legittime necessità di taglio dei costi delle imprese con le condizioni orografiche delle zone svantaggiate. E non è stata presa in considerazione la proposta di chiusura alternata delle due sedi avanzata dall’amministrazione locale. È quanto emerge dalla sentenza 332/15, pubblicata dalla prima sezione del Tar Friuli Venezia Giulia.

Istruttoria carente

Accolto il ricorso di uno dei comuni che furono devastati dal terremoto del ’76. Poste italiane spa può senz’altro sopprimere gli uffici per risparmiare ma la chiusura deve avvenire dopo aver comparato gli interessi in gioco e necessita di un’adeguata motivazione. Il richiamo al mero dato economico e ai criteri di distanze indicati dal dm 7 ottobre 2008 non bastano nella specie a giustificare la decisione: si tratta infatti di criteri che non possono essere considerati assoluti né di automatica applicazione perché in base ai principi della direttiva 2008/6/Ce bisogna tenere conto della situazione geografica di determinate zone, in modo da raggiungere un equilibrio e un bilanciamento tra gli interessi degli utenti e quelli dell’azienda. Evidente, dunque, la carenza d’istruttoria e di motivazione per il provvedimento delle Poste che ignorano la controproposta proveniente dal comune. E pagano le spese di giudizio.

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