Questo articolo è stato letto 34 volte

Tutte le banche dati confluiranno nel Sistema integrato del territorio

Fonte: Il Sole 24 Ore

Le banche dati catastali stanno per diventare il grande fratello dell’immobiliare. A spiegare come funzionerà il nuovo Sit (sistema integrato del territorio) è stato Franco Maggio, direttore centrale catasto e cartografia dell’agenzia delle Entrate, al convegno di ieri a Roma sul catasto digitale. «Abbiamo dato il via all’unificazione di una serie di archivi: catastale, di pubblicità immobiliare, delle procedure edilizie, delle infrastrutture tecnologiche, più il catasto energetico frutto della sperimentazione in Lombardia». Nasceranno due anagrafi, quella dei titolari e quella degli immobili. Ogni tre anni, ha spiegato Maggio, vengono rinnovate le ortofoto che consentono riscontri tecnicamente puntuali. In sostanza il catasto ora gestisce la cartografia catastale, la topografia stradale, le zone Omi (determinanti per la riforma del catasto), e le ortofoto. Così ora si può accedere dalla particella terreni per trovare i fabbricati insistenti su di essa. Sarà poi possibile un archivio unitario con l’indicazione delle aree fabbricabili, attualmente non distinguibili catastalmente. «Perciò abbiamo creato uno stradario unico nazionale, in collaborazione con l’Istat (è già servito per il censimento 2011) e con le informazioni certificate dai Comuni. Un Dpcm ne regolerà l’utilizzo e l’aggiornamento». 

Saranno modificate le procedure Docfa per avere informazioni sull’intero fabbricato: ci sono 18 milioni di fabbricati, e «gestire questi anziché 63 ml di unità è ben diverso», ha detto Maggio. Lo scopo finale è comunque quello di ridurre il più possibile gli accessi agli uffici, facendo passare tutto sul canale telematico. 

Un esempio delle potenzialità della scelta telematica è stato dato da Carla Belfiore, direttore regionale delle Entrate per il Lazio: «Nel 2011 solo il 31% di Docfa e Pregeo veniva presentato telematicamente. Perché, dicevano i professionisti, la “sospensione” in questo caso era più breve. Così abbiamo esaminato come i professionisti presentavano la documentazione, sempre condividendo questa procedura con la consulta realizzata con gli Ordini». E’ emersa una scarsa conoscenza della procedura, con dati imprecisi che causavano una sospensione automatica in caso di disallineamento. «Quindi abbiamo condiviso una soluzione: migliorare il livello qualitativo di professionisti e funzionari, portando il livello della presentazione telematica al 64% nei primi due mesi del 2015». La Dre Lazio ha anche messo a punto un tre modelli di corso (che danno crediti formativi) per introdurre i professionisti all’uso del Docfa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *