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Trento punta sulle manager

Fonte: Il Sole 24Ore

La tutela delle pari opportunità in Trentino prova a darsi nuove regole. Con il varo nei giorni scorsi da parte della giunta provinciale del nuovo Testo unico, frutto della convergenza di tre distinti disegni di legge, si avvicina il riordino generale delle azioni a sostegno di una partecipazione maggiore e più qualificata delle donne nel mondo politico e imprenditoriale. Punto di partenza, la legge attualmente in vigore (Lp 41/93) da rinnovare con una ridefinizione più chiara di compiti e con obiettivi più ambiziosi. Come quello di portare la partecipazione delle donne ai vertici delle aziende dal 7% della consistenza attuale in Trentino, al traguardo ben più europeo del 30%: una quota che per le società pubbliche salirebbe al 40 per cento. Anche se la sensibilità verso il tema è aumentata negli ultimi anni, il rispetto delle pari opportunità in Trentino non è certo una priorità, soprattutto se si guarda ai dati delle ultime elezioni comunali. Come si può osservare nella tabella, le donne elette sindaco, infatti, sono appena il 13% (28 su 216), mentre si attesta sul 25,9% la rappresentanza totale. Un dato che scende al 19,4% per le neocostituite comunità di valle. Il nuovo Ddl, che entro l’anno sarà presentato per la discussione, interviene rafforzando il ruolo della consigliera di parità, figura di fatto azzerata negli ultimi anni, con compiti di supervisione estesi a tutto l’ambito lavorativo. Più slancio anche alle attività promosse dalle varie associazioni attive nel settore. «Il principio ispiratore – spiega l’assessore provinciale alla Convivenza, Lia Giovanazzi Beltrami – è quello di calare le pari opportunità in tutti gli ambiti in modo trasversale, dal lavoro, ai servizi, al benessere, senza relegarle ad un mero atto normativo. Occorre accompagnare ogni atto normativo con azioni mirate a sostenere il cambiamento culturale. Dobbiamo anticipare la rivoluzione spontanea che comunque avverrà tra quindici anni, quando, ad esempio, le donne medico, oggi l’80% dei giovani a inizio carriera, conquisteranno posizioni di vertice». La partita ancora aperta riguarda la ridefinizione dei confini della Commissione pari opportunità, organismo nato anch’esso con la legge provinciale, a cui sarà affidato il compito di esprimere parere in modo più sistematico su tutta l’attività normativa provinciale. Ma sul ruolo consultivo rimangono alcuni nodi da sciogliere. «La commissione – chiarisce Simonetta Fedrizzi, presidente in carica – deve avere una disponibilità di budget adeguata a portare avanti azioni propositive e di sensibilizzazione, promuovere indagini e organizzare convegni e momenti di studio. Con i soli 20mila euro annui di budget attualmente assegnati, il Trentino è una tra le province che stanzia meno per le pari opportunità. È necessario un investimento anche per l’aumento delle risorse umane, che dovranno sostenere la funzionalità rafforzata di una Commissione a cui dovrà essere garantita, anche a livello normativo, piena autonomia».

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