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Trasparenza, oneri per cittadini e imprese: in regola solo una legge su tre

Fonte: Sole 24 Ore

di EUGENIO BRUNO e MARCO ROGARI (dal Sole 24 Ore) – In collaborazione con Mimesi s.r.l.

Pubbliche amministrazioni alla continua ricerca di una trasparenza sempre più “fantasma”. Nonostante le promesse, gli impegni, gli annunci e la sequela di leggi di riforma, la PA non riesce proprio a trasformarsi nella casa di vetro promessa, almeno dall’inizio degli anni ’90, a cittadini e attività produttive. Al punto che – a sei anni dall’entrata in vigore della cosiddetta legge sullo statuto delle imprese – attendono ancora di vedere indicati con chiarezza gli «oneri amministrativi» introdotti o “riveduti” da nuovi provvedimenti o atti sgorgati da ministeri o enti pubblici. Con un’ulteriore speranza: vedere almeno in parte ridotta o eliminata la cosiddetta “tassa occulta burocratica” a carico di aziende e utenti. L’ultimo monitoraggio condotto dal dipartimento della Funzione pubblica parla chiaro: «I risultati sono ancora (troppo) insoddisfacenti: solo un provvedimento su tre di quelli che introducono, modificano o eliminano oneri informativi è stato pubblicato corredato dagli elenchi degli oneri introdotti o eliminati». Un verdetto inequivocabile.

La relazione di Palazzo Vidoni La sentenza contenuta nella relazione per il 2018 sullo stato di attuazione delle disposizioni in materia di riduzione e trasparenza degli adempimenti amministrativi per cittadini e imprese, trasmessa il mese scorso al Parlamento dal ministro della PA, Giulia Bongiorno, parla chiaro: occorre «trasformare quello che al momento si configura, sostanzialmente, come un mero adempimento assolto dalle amministrazioni in maniera formale e spesso ex post, in una “risorsa” per l’amministrazione che consenta di migliorare la qualità delle regole, prevenire l’introduzione di nuovi oneri e – scrive ancora la responsabile di Palazzo Vidoni – garantire l’effettiva conoscibilità da parte di cittadini e imprese degli adempimenti introdotti ed eliminati». Per Bongiorno serve un cambio di passo.

Ed è, in particolare, «necessario avviare una riflessione sugli strumenti per perseguire in modo efficace il raggiungimento degli obiettivi» fissati dallo Statuto delle imprese. Con il fine di «potenziarne la funzione di prevenire l’introduzione di nuovi oneri e di assicurare trasparenza e accountability». E in quest’ottica, secondo la ministra della Pa, «occorre sensibilizzare le amministrazioni affinché, per prime, comprendano l’importanza delle disposizioni in materia di riduzione e trasparenza» degli oneri burocratici e «pianificare» nuovi percorsi formativi ad hoc con il coinvolgimento della Scuola nazionale della pubblica amministrazione. La trasparenza che non c’è I dati contenuti nella relazione inviata alle Camere confermano come la trasparenza non riesca proprio e incunearsi nell’inestricabile rete di cunicoli burocratici. Con la ricognizione effettuata lo scorso anno da Palazzo Vidoni sono stati individuati 64 provvedimenti (tra regolamenti ministeriali o interministeriali, e atti amministrativi di altro genere) che indicano in modo chiaro adempimenti amministrativi (istanze, dichiarazioni, documentazione da presentare e via dicendo). E di questi, appena 36 rientrano nel raggio d’azione dello Statuto delle imprese, ovvero introducono, modificano o eliminano gli oneri a carico di cittadini e imprese. Una fetta pari al 69,23% del totale dei provvedimenti pubblicati nel 2018, al netto dei 12 provvedimenti «per i quali non si hanno ancora indicazioni dalle amministrazioni di competenza»

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