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Tosi, super-sindaco che non privatizza

Fonte: Il Sole 24 Ore

Pure le lepri voteranno Tosi, malgrado il sindaco di Verona sia presidente di Federcaccia e un tiratore di cui tutto si può dire tranne che sia scelto. Nell’ottobre del 2011, durante una battuta di caccia alla lepre, colpì per sbaglio un compagno che lo precedeva. La lepre risparmiata ringrazia. E ringraziano pure le associazione animaliste, che qualche giorno fa hanno incontrato Tosi e l’ex sottosegretario alla Salute Francesca Martini. La promessa dei due politici ha un vago sapore preelettorale, ma a qualche giorno dalle elezioni funziona: Verona capitale del benessere animale.
Ovvio che gli altri candidati-sindaco siano come minimo inferociti. Se pure gli animalisti votano il presidente di Federcaccia, significa che gli antagonisti spareranno solo colpi a vuoto. Tosi è abilissimo a schivare i colpi più che a centrare i bersagli. Lui ha dato sfogo alle ambizioni della città, quasi una regione in miniatura che non è diventata quello che i veronesi sentono di essere: un regno o un granducato, quasi una nazione. Shakespeare, che non mise mai piede a Verona, descrisse con una sola battuta quanto i veronesi si sentano i custodi dell’immortalità delle loro strade, piazze, palazzi e persino delle pietre: «Non c’è vita per me al di là di queste mura». E al di qua di queste mura la vita scorre ordinata come le acque sinuose dell’Adige. Il vescovo-sindaco Flavio Tosi ha cacciato i vu cumprà, ha rasato l’erba delle aiuole, ha ripulito ogni centimetro di strada attorno ai blocchi dei cinque cassonetti per la spazzatura seminati nel cuore del centro antico (a proposito: ma una tra le città più belle del mondo non dovrebbe avere la raccolta porta a porta?), ha spalancato palazzo Barbieri a chiunque lo cerchi la sera per la mattina. L’esposizione mediatica ha fatto il resto. Finalmente un sindaco di Verona che calca la scena televisiva al pari dei mostri sacri della politica. In una città schiva, tutta concentrata attorno al trinomio banche (Fondazione Cariverona di cui Tosi esprime il presidente, Banco Popolare e Cattolica di assicurazioni), chiesa e imprese (75 marchi internazionali hanno la loro fabbrica a Verona, da Calzedonia a Bauli, da Saint Gobain a Coca Cola), il sindaco leghista è riuscito nell’impresa di saldare l’anima conservatrice con forti venature destrorse – Verona è stata una roccaforte dell’Msi – a quella democristiana e leghista. Voilà. Dalla rappresentazione di se stesso e della città, mestiere nel quale Tosi eccelle, alla realtà il passo è piuttosto lungo.
Il sindaco si presentò cinque anni fa con un programma centrato su due opere infrastrutturali: il traforo delle Torricelle e il sistema filoviario pubblico. Entrambe le opere sono in cima alle priorità di questa campagna elettorale. Così come sono rimaste tutte da sbrogliare le matasse dell’aeroporto Catullo, dilaniato da perdite record, sprechi e un conflitto insanabile tra soci bresciani e veronesi; del Consorzio Zai, che alla congiunzione della Modena-Brennero e della Brescia-Padova, nel cuore logistico del Nord innervato da aeroporto e ferrovia, non riesce ad attrarre una sola impresa e in mancanza di meglio potrebbe addirittura cedere l’area al nuovo stadio; della Fiera di Verona, coinvolta recentemente da un passaggio di quote dal Comune, che deve fare cassa, a soci pubblici e finanziari. Aprire le porte a un socio privato, magari esperto in rassegne fieristiche? A Verona sembra una bestemmia. Così come rimangono sbarrate le porte ai privati all’aeroporto Catullo e alla Zai, tutte aziende pubbliche nelle quali il Comune gioca un ruolo chiave. Da un maroniano che corre anche per diventare segretario del partito in Veneto, ci si aspetterebbe un maggior pragmatismo. E invece no. Lo strano incrocio tra destra sociale e leghismo tardo democristiano ha prodotto un sindaco statalista. Tanto c’è chi paga.

I NUMERI

11
Società partecipate
Tra le società partecipate direttamente o in via indiretta dal Comune di Verona ci sono l’autostrada del Brennero, l’autostrada Brescia-Padova, l’aeroporto Valerio Catullo, il Polo Fieristico Veronese e Verona Fiere (Ente autonomo per le fiere di Verona)

75
Marchi internazionali
Sono 75 i marchi internazionali che basano la loro azienda a Verona: tra questi Calzedonia, Bauli, Coca Cola e Saint Gobain

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