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Tendenza dell’occupazione alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni

I dati rilevati dal conto annuale riguardano l’intera pubblica amministrazione, comprensiva sia del personale contrattualizzato Aran che del personale in regime di diritto pubblico (professori e ricercatori universitari, corpo diplomatico, carriera prefettizia, carriera penitenziaria, magistratura, corpi di polizia, forze armate, vigili del fuoco). È sostanziale, per una corretta lettura delle informazioni, tenere conto che fra i comparti di maggiore rilevanza si trova al primo posto il comparto della scuola (che rappresenta il 29% degli occupati di tutto il pubblico impiego), seguito dal comparto del servizio sanitario nazionale (22%), delle regioni ed autonomie locali (15%) e dal comparto sicurezza-difesa (15%).

Nella tavola 1, per ciascun comparto, sono riportati i dati sul personale occupato nella P.A. negli ultimi cinque anni in termini di valore assoluto, differenze e variazioni percentuali (annue e cumulate).

In tutti gli anni della serie si rileva un calo[1] della forza lavoro impiegata, con una perdita complessiva di oltre 143mila unità; in termini percentuali la variazione cumulata è pari al -4,2%, a conferma quindi dell’effetto determinato dalle politiche di contenimento del turn over introdotte, per la generalità dei comparti, dal 2008.

Il comparto che ha contribuito maggiormente in termini di riduzione di unità è quello della scuola (-46.909), seguito dalle regioni ed autonomie locali (-36.141) e dal servizio sanitario nazionale (-23.476); mentre in termini percentuali il comparto dei ministeri, in questo lasso di tempo, ha perso il 10% del proprio personale.

Nella Tavola 2 si riportano i dati dell’utilizzo del contratto di lavoro a tempo determinato, sempre per gli ultimi cinque anni. Anche in questa tipologia di rapporto di lavoro la tendenza è in contrazione[2] costante, con una perdita complessiva di oltre 14mila unità annue (v. nota 1 della Tavola 2).

Si registra che i comparti dove l’impiego di forme di lavoro flessibile è molto sviluppato, come ad esempio regioni ed autonomie locali e servizio sanitario nazionale, che impiegano l’80% di tutte le unità annue, sono quelli che hanno maggiormente ridotto la presenza di lavoro a tempo determinato. La contrazione nel comparto delle regioni ed autonomie locali, di oltre 9mila unità annue per gli ultimi cinque anni, rappresenta una riduzione del 26,4%. Il comparto del servizio sanitario nazionale ha ridotto, nel complesso, quasi 6mila unità annue – pari ad un -17,9%. Anche nei comparti dove l’utilizzo del rapporto di lavoro a tempo determinato è più ridotto vi sono delle contrazioni, come nel caso dei vigili del fuoco che restituiscono una diminuzione, in termini percentuali di unità annue cumulate, pari a -23,2.

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[1] Come evidenzia la Ragioneria generale dello stato, gli incrementi fatti registrare da alcuni comparti (peraltro di limitate dimensioni) sono dovuti, nella maggior parte dei casi, a fenomeni di passaggi di enti fra comparti o all’ingresso di enti non censiti nelle rilevazioni precedenti (come il caso delle circa 24.000 unità rilevate per la prima volta nel 2011 nel comparto Regioni a statuto speciale). Quindi, al netto dei dati degli enti acquisiti in questi ultimi anni, il dato della contrazione sarebbe ancora più elevato.
[2] Anche per i dati dei rapporti di lavoro flessibili, come per i dati della tavola 1, gli incrementi di alcuni comparti sono collegati all’acquisizione di alcuni enti acquisiti per la prima volta nell’arco di questi cinque anni. Quindi, al netto di questi ultimi enti, i dati della contrazione sarebbero più elevati.

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