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Tav, il sì di Conte: lo stop ora costa di più

Fonte: Sole 24 Ore

di MARZIO BARTOLONI (dal Sole 24 Ore) – In collaborazione con Mimesi s.r.l.

La Tav si farà, «non realizzarla costerebbe più che completarla». Ad annunciare la caduta dell’ultimo tabù dei Cinque Stelle è il premier in persona Giuseppe Conte in un video su Facebook che non lascia spazio a dubbi. Venerdì il Governo invierà la lettera all’Inea, l’Agenzia della Commissione europea che si occupa della procedura sulla Tav, dove chiarirà l’intenzione dell’Italia di andare avanti sull’opera.

«A queste condizioni solo il Parlamento potrebbe adottare una decisione unilaterale per bloccarla», avverte Conte provando ad aprire uno spiraglio che sembra davvero troppo piccolo, ma che potrebbe salvare almeno la faccia della sponda pentastellata che chiederà al premier di riferire in Parlamento e poi attraverso una risoluzione ribadire il suo no alla Tav contro una maggioranza inedita e schiacciante a favore dell’opera che andrebbe dalla Lega al Pd. Un appiglio a cui si attacca per primo il vice premier Luigi Di Maio: «Ora è il Parlamento a doversi esprimere». E lì, secondo Di Maio, si vedrà chi andrà «a braccetto con Renzi, Monti, Calenda, la Fornero e Berlusconi» riferendosi all’alleato Matteo Salvini. Che a sua volta ieri non ha risparmiato frecciate agli alleati: «La Tav si fa, come giusto e come chiesto dalla Lega. Peccato per il tempo perso».

Nel suo messaggio Conte ha provato a spiegare le ragioni del sì al cantiere più odiato dai Cinque Stelle e che lui stesso aveva criticato in una conferenza stampa del 7 marzo scorso. Da «buon padre di famiglia» il premier ha ricordato come «in gioco ci siano tanti soldi», quei soldi degli italiani che ora – nel saldo costi-benefici – pagherebbero un contro troppo alto. Innanzitutto perché  «la decisione di non realizzare l’opera ci esporrebbe a tutti i costi derivanti dalla rottura dell’accordo con la Francia» che lo scorso 18 giugno – votando la sua legge sulla mobilità – ha confermato la strategicità dell’opera. E poi perché l’Europa si è impegnata ad aumentare il suo contributo dal 40 al 55% dei costi per la parte internazionale e potrebbe accollarsi anche la metà degli oneri della tratta nazionale (1,7 miliardi): «Anche qui saremmo di fronte a un forte risparmio. E di questo ringrazio pubblicamente il ministro Toninelli», avverte ancora Conte evocando il ministro delle infrastrutture nemico numero uno dell’opera. E su cui ieri si sono rincorse le voci di possibili dimissioni. Il primo a chiederle senza troppi giri di parole è stato il vice premier Matteo Salvini che poco prima del messaggio di Conte ha lanciato un siluro contro Toninelli:  «È un’opera fondamentale, ma non è l’unica che un ministro ha bloccato e o il ministro dei blocchi sblocca o non capisco cosa ci faccia al governo». Ma ieri sera dal ministero delle Infrastrutture è arrivata invece la smentita che escluderebbe, almeno per ora, le dimissioni rinviate semmai a dopo il voto di una risoluzione in Parlamento. Anzi dal Mit, dopo le parole di Conte, si ribadisce che Toninelli resta fortemente contrario all’opera ma, allo stesso tempo, trapela soddisfazione per l’attestazione fatta dal premier pubblicamente al lavoro del ministro sui fondi Ue. Lavoro, si sottolinea, che permetterà un risparmio di 3 miliardi di euro per l’Italia, pronti per essere spesi in altri opere.

È comunque un fulmine a ciel sereno quello che Conte lancia sull’universo M5S. Un fulmine che innesca l’ira dei tanti che hanno aderito al Movimento proprio per la sua battaglia dei No Tav, come la consigliera regionale valsusina Francesca Frediani che ha invitato il Governo a dimettersi. Ira che i pentastellati proveranno ad arginare sventolando la loro contrarietà all’opera in Parlamento: «Alla luce delle dichiarazioni del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che ringraziamo per l’impegno, chiederemo che sia il Parlamento ad esprimersi e in aula vedremo l’esito della votazione» affermano in una nota congiunta i capigruppo M5S Stefano Patuanelli e Francesco D’Uva sulla scia delle parole di Di Maio.

A chiedere di «sbloccare quanto prima» la Tav è invece ancora una volta il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia: «È diventata un’opera simbolo a Torino, come lo è l’Ilva a Taranto». Le due città, per Boccia, «sono diventate simbolo della questione industriale e infrastrutturale». Per le “madamin” – tra le protagoniste del Comitato sì Torino – si tratta di «un successo per Torino, per il Piemonte e per l’Italia». Dalle opposizioni è arrivata come prevedibile una pioggia di commenti contro il Governo. «Abbiamo perso più di un anno. Povera Italia», ha detto tra gli altri il segretario Pd Nicola Zingaretti. E Ieri anche i no Tav dopo aver pressato il premier Conte ribadendo che la «scelta semplice, inevitabile e unica è la sospensione del progetto» hanno dovuto incassare lo schiaffo: «Ve l’avevamo detto che non abbiamo governi amici», è la chiosa dei movimenti su internet.

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