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Tasi, sì agli aumenti ma più detrazioni. Rischio stangata sulle seconde case

Fonte: Il Messaggero

Dopo settimane di discussioni e dopo una riunione fiume a Palazzo Chigi alla quale erano presenti Enrico Letta, il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni, quello degli Affari Regionali Graziano Delrio, Dario Franceschini e il ministro delle infrastrutture Maurizio Lupi, il governo è riuscito a risolvere il rebus della Tasi. I Comuni potranno aumentare le aliquote in una percentuale compresa tra un minimo dello 0,1 per mille ed un massimo dello 0,8 per mille. Ma, e questa è la vera novità, dovranno scegliere come distribuire questo aumento tra prime e seconde case. La conseguenza è che lo 0,8 per mille va considerato come un tetto massimo complessivo. Significa, per esempio, che se si aumenta la Tasi sulle prime case dello 0,2 per mille, quella sulle seconde abitazioni non potrà lievitare oltre lo 0,6 per mille.

PAROLA AI SINDACI
La decisione finale, ovviamente, spetterà ai Comuni. Non serve la palla di cristallo per indovinare quello che faranno i sindaci. La scelta più probabile sarà di caricare tutto il nuovo peso fiscale sulle seconde abitazioni, portando l’aliquota massima dall’attuale 10,6 per mille all’11,4 per mille e lasciando invece l’aliquota base sulle prime case invariata al 2,5 per mille. Nel caso sarebbe una vera patrimoniale. Il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, ieri ha spiegato che «gli italiani non pagheranno di più con la Tasi». Questo perché ogni euro in più incassato con questo aumento fiscale dovrà essere destinato alle detrazioni sulle prime case e per le famiglie numerose. Questa è la seconda vera novità dell’emendamento del governo. L’obiettivo dichiarato è di pareggiare almeno i conti dell’Imu, costringendo i Comuni a portare le detrazioni base fino a 200 euro e quelle per i figli a 50 euro ciascuno. Ma il conto di Saccomanni rischia di essere come quello dei polli di Trilussa. Se è vero che in media la pressione fiscale sulla casa resterà immutata, è altrettanto vero che i proprietari di seconde case su cui rischia di pesare l’aumento dell’aliquota e che non godono di nessuna detrazione pagheranno di più. C’è poi un altro aspetto non secondario sottolineato dal sottosegretario all’Economia Pierpaolo Baretta, che ha lavorato in prima persona all’emendamento.

IL BUCO DEI COMUNI
La norma del governo non risolve il problema del buco da 1,5 miliardi di euro nei bilanci dei Comuni dovuto al passaggio dall’Imu alla Tasi. Di questo si discuterà oggi in un incontro tra governo e Anci in attesa che il testo dell’emendamento venga formalizzato e presentato al decreto sugli enti locali in discussione al Senato. Dove si annuncia battaglia. Scelta Civica ha detto di non voler votare il testo. Niente da fare, invece, per uno slittamento del pagamento della mini-Imu previsto per il 24 gennaio. Siccome si tratta di un tributo del 2013, per le regole Eurostat deve essere pagato entro le prime tre settimane di gennaio, altrimenti andrebbero trovate nuove coperture per 440 milioni. Soldi che non ci sono. «Si tratta», ha detto sempre ieri Saccomanni, «solo di un piccolo importo». Il ministro, sempre parlando di casa e Fisco, ha anche auspicato una rapida approvazione della delega fiscale, provvedimento nel quale è stata inserita da tempo anche la revisione delle rendite catastali. Probabilmente anche un modo per rispondere al job act di Matteo Renzi, che ha al suo interno norme fiscali per il nuovo catasto. Sulla casa, insomma, la parola fine non è ancora scritta definitivamente.

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