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Sulle tasse Renzi contro l’Ue: decide l’Italia

L’Italia dovrebbe ripensare il modello fiscale tassando meno il lavoro e più i consumi e la casa.  Lo torna a sostenere la Commissione europea nel rapporto 2015 su Riforme fiscali nell’Unione europea, pubblicato oggi a Bruxelles. 

L’Italia come molti altri Stati membri ha “un peso fiscale relativamente alto sul lavoro, e ci sarebbe almeno un margine per spostare il peso fiscale a imposte meno distorsive, come quelle sui consumi, quelle ricorrenti sulla proprietà immobiliare e quelle sull’ambiente”. Così il rapporto Ue sulla fiscalità.
Con alcuni altri paesi, l’Italia ha “un gap sull’Iva significativamente più alto della media Ue”, con bassi livelli di introiti e di rispetto delle norme amministrative. C’è “particolare margine di manovra per migliorare l’efficienza del sistema Iva limitando l’uso di tassi ridotti e di esenzioni non obbligatorie”.

E nel rapporto si sottolinea, inoltre, che l’Italia come altri stati membri “ha tasse relativamente alte sulle compravendite immobiliari mentre le tasse annuali sulla proprietà non sono particolarmente alte”, per cui “c’è spazio per migliorare l’efficacia modificando la struttura tributaria nell’ambito della tassazione sui beni immobiliari”.

Una tesi confutata dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi, che da New York ha ribadito l’intenzione del governo di cancellare, a partire dal 2016, Imu e Tasi sulla prima casa: “Confermo che nella legge di stabilità ci sarà l’eliminazione della tassa sulla prima casa da ora e per sempre”, ha sottolineato Renzi. “Ricordo alla Ue che il suo compito non è mettere bocca su quali scelte fiscali fa uno Stato. Bruxelles non deve decidere al posto dei singoli governi quali scelte fiscali vanno fatte. Quali tasse ridurre lo decidiamo noi, non un euroburocrate”, ha aggiunto Renzi. 

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