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Sul lavoro il confronto entra nel vivo

Fonte: Il Sole 24Ore

L’appuntamento è per questa mattina alle dieci a Palazzo Chigi. Il Governo apre il tavolo con le parti sociali sulla «riforma del lavoro in una prospettiva di crescita». Dopo due settimane fitte di têteàtête “informali”, che hanno permesso al ministro Elsa Fornero di raccogliere le proposte di associazioni imprenditoriali e sindacati, dall’ascolto si passa al confronto vero e proprio. Gli obiettivi sono chiari: ridurre la segmentazione del mercato del lavoro, favorire l’ingresso dei giovani, con un pacchetto rivolto «alla prospettiva di aumentare la competitività dell’economia», come ha ribadito la scorsa settimana il premier Mario Monti. Il modello all’orizzonte è sempre quello della «flexsecurity», con interventi di pari passo sull’universo degli ammortizzatori sociali e l’obiettivo di creare le condizioni per una «maggior mobilità». Un sistema che «proteggerà il lavoratore ma non renderà il mercato del lavoro sclerotico» ha assicurato il presidente del Consiglio nel suo intervento alla City di Londra. Un confronto aperto, senza nessun tabù, ma di sicuro non facile. I nodi da sciogliere sono più di uno, a partire dal riordino dei contratti. Su questo fronte pare che l’intenzione del Governo, confermata da Monti, sia di concentrarsi sull’apprendistato, una formula che convince in primis i sindacati e abbina lavoro e formazione con la possibilità per le parti di recedere dal contratto al termine del triennio iniziale. Sul tavolo anche altre proposte come quella del contratto unico prevalente (tre anni d’inserimento, dopo i quali scatta la stabilizzazione)  sposata dalle Acli, mentre Confindustria non ha ancora scoperto le carte, ma ha ribadito una serie di numeri che sul terreno della flessibilità in entrata evidenziano come l’Italia sia allineata al resto d’Europa (secondo viale dell’Astronomia la percentuale di occupati temporanei è al 12,8%, rispetto al 14,7% della Germania e al 15% della Francia). Quale che sia la formula prescelta come canale prioritario d’accesso dei giovani, pare certo che ci sarà una riduzione del numero dei contratti, con il taglio di quelli più precari ed eventualmente l’allineamento dei contributi tra le diverse tipologie. Capitolo ammortizzatori: la richiesta che arriva a gran voce da una schiera nutrita di parti sociali è quella di costruire un sistema universale di tutele che protegga tutti coloro che si trovano senza un impiego. In che modo? Rete Imprese (l’associazione che riunisce Casartigiani, Cna, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti), per esempio, chiede di ridurre la frammentazione degli ammortizzatori sociali per eliminare oneri, disfunzioni e iniquità, ma senza scaricare compiti impropri sulle aziende; Cgil, Cisl e Uil, invece, propongono uno schema assicurativo con un contributo da parte di tutte le imprese. Le risorse pubbliche, d’altro canto, sono risicate: probabile che si opti per una razionalizzazione degli ammortizzatori esistenti, riducendo le inefficienze ed estendendo la platea di contribuenti. E se sui temi delle politiche attive (da rendere più efficaci con un’iniezione di efficienza al sistema dei servizi per l’impiego) e degli incentivi all’occupazione (contenimento del cuneo fiscale, sgravi contributivi a chi assume soggetti svantaggiati sono alcune proposte) il Governo dovrebbe trovare un appoggio bipartisan, il terreno più scivoloso sarà quello della flessibilità in uscita. «In linea con quanto dicono la Bce e la Commissione europea  ha detto Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria  dobbiamo fare passi avanti e modernizzare il mercato del lavoro anche su questo lato. Non si possono tenere posti che non esistono più, ma accompagnare i lavoratori verso le richieste del mercato». Confapi propone la rimodulazione dell’articolo 18, estendendo a tutte le piccole imprese le deroghe previste per le aziende con meno di 15 addetti. Sulle barricate i sindacati, per cui l’articolo 18 non deve essere al centro della discussione con il Governo, perché «non lo consideriamo risolutivo per i problemi da affrontare» ha detto Susanna Camusso. L’ipotesi più probabile è che l’Esecutivo cerchi di realizzare un equilibrio tra misure che puntano a rafforzare le tutele per i disoccupati e la maggiore flessibilità, procedendo di pari passo sui due fronti per dare risposta alle richieste di Bruxelles ed evitare spaccature sul fronte del consenso.

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