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Strasburgo condanna l’Italia: riconosca le unioni tra persone dello stesso sesso

L’Italia deve introdurre il riconoscimento legale per le coppie dello stesso sesso: la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per la violazione del diritto al rispetto della vita privata e familiare di tre coppie omosessuali, che da anni vivono insieme in una relazione stabile. E ha stabilito che lo Stato dovrà versare a ognuno di loro 5 mila euro per danni morali. La Corte di Strasburgo ritiene che l’Italia debba introdurre il riconoscimento legale per le coppie dello stesso sesso perché considera che “la protezione legale disponibile attualmente a coppie dello stesso sesso non solo non garantisce i bisogni fondamentali per una coppia che sia in una relazione stabile, ma non dà neanche sufficienti certezze”.

ll governo conta di approvare la legge sulle unioni civili “entro la fine dell’anno”, ha detto ieri al Tg1 il Ministro per i rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, dopo la condanna da parte di Strasburgo. “Abbiamo presentato un programma molto preciso, a settembre subito dopo le riforme costituzionali approveremo al Senato le unioni civili, prima della sessione di bilancio. Poi ovviamente il voto finale alla Camera speriamo arrivi entro la fine dell’anno senza ulteriori modifiche. Anche sulle unioni civili recupereremo il tempo perso da chi ci ha preceduto”.

 

A fare ricorso alla Corte europea dei diritti umani sono state tre coppie di omosessuali che vivono insieme da anni rispettivamente a Trento, Milano e Lissone (provincia di Milano). Tutte e tre hanno chiesto ai loro Comuni di fare le pubblicazioni per potersi sposare ma si sono viste rifiutare la possibilità. La sentenza di ieri della Corte di Strasburgo diverrà definitiva tra 3 mesi se i ricorrenti o il Governo non chiederanno e otterranno un rinvio alla Grande Camera per un nuovo esame della questione.

Legali soddisfatti per la sentenza,servono garanzie 
“È un risultato molto positivo che dice che una forma istituzionalmente definita a garanzia va data”. Lo affermano gli avvocati Massimo Clara, Marilisa D’Amico e Cesare Pitea, legali di due delle tre coppie al centro del pronunciamento della Corte di Strasburgo sui matrimoni gay. “Il governo – aggiungono – è stato condannato ad un risarcimento. La decisione non impone vincoli sullo strumento da individuare, si tratti di matrimonio, Dico o altro, ma uno strumento serve”.

Salvini, emergenze per etero e omosessuali sono altre 
La Corte di Strasburgo condanna l’Italia perché non riconosce le coppie gay. Non una parola sull’immigrazione, sulle tasse, sulle pensioni, sulla disoccupazione. Penso che le emergenze, per eterosessuali e omosessuali, siano queste. La Corte di Strasburgo ha rotto le palle! Non sarà un burocrate europeo a decidere il Futuro nostro, e dei nostri figli”. Lo scrive su Facebook il leader della Lega, Matteo Salvini.

A Strasburgo pendono altri 4 ricorsi contro Italia
Quella di oggi potrebbe essere solo la prima di una serie di sentenze con cui la Corte europea dei diritti dell’uomo si pronuncerà sulla necessità di introdurre nell’ordinamento nazionale una norma che riconosca le unioni civili. Davanti ai giudici di Strasburgo sono infatti pendenti altri quattro ricorsi riguardanti la registrazione di matrimoni contratti all’estero e uno in cui si chiede di condannare l’Italia perché ha impedito il ricongiungimento familiare di una coppia formata da un cittadino italiano e dal suo compagno neozelandese. La Corte di Strasburgo ha già comunicato al governo i ricorsi presentati da varie coppie (di cui una formata da donne e le altre da uomini) che essendosi sposate in Canada e Olanda hanno chiesto alle autorità italiane di registrare l’atto di nozze. Tutte le coppie si sono viste rifiutare la trascrizione perché la legge italiana non riconosce il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Le coppie si sono quindi rivolte alla Corte di Strasburgo sostenendo che l’Italia sta violando il loro diritto al rispetto della vita privata e familiare, al matrimonio e a non essere discriminati perché nella legislazione non è prevista alcuna forma di riconoscimento legale della loro unione. In pratica, le stesse argomentazioni sostenute dai ricorrenti a cui oggi Strasburgo ha dato ragione. L’altra causa pendente davanti alla Corte è invece incentrata sull’impossibilità per un cittadino della Nuova Zelanda di ottenere un permesso di soggiorno come membro della famiglia per raggiungere il suo compagno italiano. Nel suo ricorso, la coppia – che ha finito per trasferirsi per ora in Olanda – accusa l’Italia di averli discriminati sulla base del loro orientamento sessuale rispetto agli altri cittadini.

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