MAGGIOLI EDITORE - La Gazzetta degli Enti Locali


Quel che resta del codice appalti
Dopo il parere n. 855 del Consiglio di Stato sullo schema di decreto legislativo recante il Nuovo Codice Appalti

È stato pubblicato il 1° aprile (e la data sembra avere un valore simbolico) il parere del Consiglio di Stato (228 pagine) su nuovo Codice Appalti, emesso nell’Adunanza della Commissione speciale del 21 marzo 2016 con numero 855, sullo schema di decreto legislativo recante “Codice degli appalti pubblici e dei contratti di concessione”, ai sensi dell’articolo 1, comma 3, della legge 28 gennaio 2016, n.11.

>> Clicca qui per scaricare il testo del codice appalti approvato il 3 marzo in CdM
>> Clicca per accedere allo Special NUOVO CODICE APPALTI

Una delle prime notazioni riguarda proprio il titolo per il quale in Consiglio di Stato indica come più adeguato: “Codice dei contratti pubblici”. Le osservazioni successive, che entrano opportunamente nel merito dei contenuti, sono di drammatica entità.

Si tratta di 228 pagine in cui vengono affrontati tutti gli aspetti che rendono il testo presentato oggetto di una doverosa riformulazione in un numero molto esteso di parti.

L’ampiezza e la rilevanza delle problematiche è tale che, dovendo procedere alla pubblicazione entro il 18 aprile, sono da prevedere una successiva serie di decreti correttivi che insieme alle Linee guida dell’ANAC e ai decreti attuativi (il numero originario era di 50) potrebbero ricondurre il tutto a qualcosa di maggiormente adeguato alla funzione regolatoria di un codice che disciplina un ambito di importanza primaria.

Questa condizione dà, quindi, luogo a un percorso che ha inizio il 18 aprile 2016 ma non è possibile comprendere quando avrà termine non solo per la definitiva formulazione di aspetti secondari ma anche per procedure e modalità che rivestono primaria importanza.

Il testo attuale e, soprattutto, la formulazione dei vari articoli non sembrano andare nella direzione di quel quadro complessivo nel quale dovrebbero risiedere la semplificazione, la certezza delle regole e la prevenzione-riduzione del contenzioso.

Non entrando nel merito delle osservazioni del Consiglio di Stato che riguardano il rapporto tra direttive, legge delega e codice, i contenuti della norma e le ricadute sul sistema oggetto della regolazione, tra le prime raccomandazione di carattere generale c’è quella che sollecita maggior rigore e puntualità nell’ambito degli appalti sotto soglia, subappalto e contratti esclusi.

Sarà necessario intervenire (oltre che sui principi relativi ai conti correnti delegati, concessioni di servizio idrico, alla esternalizzazione delle gare per le concessioni) sulla gara informale negli appalti sotto soglia con un numero minimo di tre concorrenti, in luogo del minimo di cinque fissato dalla legge delega, da rivedere la disciplina degli appalti della protezione civile e quella del dibattito pubblico. Oltre alla inadeguata normazione di materia costituzionale (relativamente ai contratti pubblici) attraverso norme codicistiche, si rende necessaria, nello spirito della chiarezza, in primo luogo l’abrogazione delle norme previgenti (secondo il primato dell’abrogazione espressa su quella tacita), immaginando anche un contemporaneo riordino della legislazione sulla contabilità di Stato. Il Consiglio di Stato fa rilevare l’importanza che il nuovo codice rappresenti:

Gli atti attuativi

Viene, correttamente, espressa “preoccupazione” per un’attuazione affidata a 50 atti attuativi che rischiano di diventare un elemento di dispersione (viene tolto 1 regolamento e vengono introdotti 50 documenti sostitutivi). In questo senso si rende necessario che la cabina di regia istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri definisca un programma di coordinamento con tempistiche precise per la tempestiva attuazione delle attività di monitoraggio e degli interventi correttivi per evitare duplicazioni e sovrapposizioni e svolga anche un ruolo di verifica dell’impatto che tali norme avranno sul sistema (il termine stabilito di un anno sembra troppo breve).

Linee guida dell’ANAC

È richiesta maggiore chiarezza sulla specificità delle linee guida dell’ANAC:

Resta da valutare il fatto che le linee guida disciplinano alcuni aspetti (qualificazione) che costituiscono completamento di norme di rango primario che dovrebbero essere, quindi, affidate a norme regolamentari e non a linee di indirizzo non omologabili a decreti ministeriali.

In questa situazione, oltretutto, emerge anche un’altra problematica legata alla fase transitoria in quanto con un tale numero (oltre 50) di atti attuativi che dovranno sostituire l’attuale regolamento si dovrà, per forza di cose, prevedere una fase di passaggio durante la quale l’attuale codice resti in vigore fino alla redazione dei nuovi atti sostitutivi.

Codice Appalti, sintesi delle problematiche

Alcune delle problematiche del codice appalti rilevate dal Consiglio di Stato interessano:

Tutto questo fa presagire un faticoso periodo di integrazioni e correzioni che non gioverà affatto al settore degli appalti pubblici, già duramente provato da questi anni e sempre ipotizzando che il percorso vada nella direzione necessaria.

di Marco Agliata

_