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Il tetto all’aliquota non è assoluto
Il calcolo. Salve le delibere che hanno previsto un parametro «specifico»

Per la scadenza di domani bisogna fare attenzione anche alle aliquote. Il Dl 4/2015 stabilisce che, se il Comune non ne ha prevista una specifica per i terreni, si pagherà con quella standard statale del 7,6 per mille. In pratica, dove la delibera locale si limita a parlare di «altri immobili», «aliquota base» o simili, si userà il parametro statale.

In realtà, nei Comuni in cui i terreni hanno perso l’esenzione, è molto difficile che la delibera Imu preveda già un’aliquota “agricola” specifica. Qui, per lo più, si applicherà il parametro statale. Ma ci sono casi in cui il sindaco sembra aver previsto le scelte del Governo, come a Sarzana (La Spezia) e Capranica (Viterbo) dove il Comune ai primi d’agosto ha fissato un’aliquota ad hoc del 4,6 per mille. Una mossa che domani farà risparmiare un bel po’ i proprietari rispetto all’applicazione del 7,6 per mille standard.

Comunque, i Comuni in cui i dubbi sull’aliquota sono più frequenti sono quelli che in base alla vecchia circolare del 1993 erano «parzialmente delimitati»: in pratica, si tratta di centri in cui alcune porzioni del territorio erano esenti e altre tassate già prima dell’intervento del Governo. Qui è ben possibile che il Comune abbia introdotto un’aliquota specifica per i terreni, visto che da 20 anni ci sono campi, pascoli e vigneti soggetti all’Ici e poi all’Imu. E qui è anche possibile che la classificazione Istat inquadri oggi il Comune come «parzialmente montano» o «totalmente montano». Il che genera questa situazione:

Il parametro statale serve a evitare rincari eccessivi, come succede a Conegliano (Treviso), dove c’è solo l’aliquota base dell’8,6 per mille . Ma non è detto che sia sempre così. A Rimini, ad esempio, il Comune ha deliberato in modo specifico per i terreni, ma all’8,9 per mille . 


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