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Stabilità, emendamenti a pioggia: certo quello sulla tassa unica

Le modifiche arriveranno a pioggia. Tfr e platea del bonus ottanta euro, sconti sui neo-assunti e tasse sulla casa: per la legge di stabilità sarà una settimana strategica nella quale i partiti, ma anche le diverse commissioni parlamentari e i singoli deputati, saranno impegnati nella messa a punto degli emendamenti. L’iter della manovra entra nel vivo. Il calendario per l’esame si è ridotto. La sessione di bilancio inizia solo ora, con le tradizionali audizioni delle parti sociali. È un avvio ritardato anche dal confronto con l’Ue che ha comportato una modifica del Def e una nuova votazione in aula del provvedimento che è alla base della strategia economica che unisce governo e Parlamento. Tanti emendamenti, tempi ristretti: la fiducia appare già inevitabile. Soprattutto per mantenere immutati i “saldi” della manovra.

Pioggia di emendamenti

Per favorire assunzioni vere la Commissione Lavoro starebbe lavorando anche a misure per evitare “furbizie” nello sconto contributivo triennale pro-neo assunti. Si vuole rendere lo sconto “strutturale” magari riducendone l’importo e mettere paletti per evitare che dopo il terzo anno scompaiano le aziende o si licenzi, intascando così lo sconto contributivo in cambio di nuova precarietà.
Emendamenti sono attesi anche sul bonus di ottanta euro, per modificare la platea dei beneficiati, dalla quale sono ora escluse le fasce più svantaggiate e nella quale si tiene poco conto delle famiglie più numerose.
C’è poi il tema del Tfr che sconta tasse “ordinarie” per chi lo mette in busta paga. Si punta a introdurre un fisco agevolato, così come a cancellare l’aggravio del prelievo sui fondi pensione, aumentato dall’11 al 20%, penalizzando una delle gambe su cui costruire il futuro.

Tagli alle Regioni

Nodi da sciogliere riguardano anche i fondi per i malati della Sla e il taglio di quattro miliardi alle spese delle Regioni, che in settimana incontreranno di nuovo il governo. Ma alcune modifiche alla legge di stabilità arriveranno dallo stesso governo. Il testo varato dal C.d.M. va adeguato agli accordi presi con l’Ue. Così con un emendamento sarà svuotato il fondo taglia-tasse di 3,3 miliardi, si toglieranno cinquecento milioni ai fondi per i co-finanziamenti regioni-Ue, si estenderà il meccanismo di reverse charge Iva anche alla grande distribuzione. Dal governo, poi, potrebbe arrivare anche una prima semplificazione delle tasse locali sulla casa, con l’unificazione di Tasi e Imu. Sarà solo un primo passo di avvicinamento alla tassa unica comunale che dovrebbe assorbire anche l’addizionale Irpef.

Tra gli emendamenti certi quello sulla tassa unica sulla casa (tratto da Comuni.it)

Dopo l’approvazione da parte di Camera e Senato delle modifiche alla nota sul Def che recepiscono le richieste di Bruxelles, ora la legge di stabilità 2015 sarà esaminata dalla Commissione Bilancio della Camera e approderà in Aula, se tutto andrà come da copione, il 24 novembre.
Tra gli emendamenti certi c’è quello che riguarda la tassa unica sulla casa, cioè l’unificazione dal 2015 della Tasi, la componente della Iuc sui servizi indivisibili che si paga anche sull’abitazione principale, con l’Imu, che invece si paga sulle seconde case.
Per il momento questa fusione non dovrebbe riguardare la Tari, la tassa sui rifiuti, per due motivi: da un lato le modalità di calcolo sono diverse (non c’entra la rendita catastale) e dall’altro il progetto, ancora vivo, di legare la Tari alla quantità di rifiuti prodotti.
Al posto della Tari, invece, potrebbero trovare spazio alcuni tributi minori, come quello sulle attività commerciali, sulla pubblicità e sull’occupazione di suolo pubblico. 
sindaci dovrebbero avere un certo margine di manovra su questa nuova tassa unica sulla casa: saranno sempre loro a decidere l’aliquota all’interno di una forchetta fissata a livello nazionale. Dovrebbe sparire la quota a carico dell’inquilino e riguardo alle detrazioni si dovrebbe riprendere il modello della vecchia Imu sulla prima casa, che prevede una detrazione fissa di 200 euro a famiglia più altri 50 euro per ogni figlio a carico. 
Così composta non si tratterebbe ancora della local tax di cui parla il nostro premier: mancano infatti all’appello le addizionali Irpef di Comuni e Regioni, le cui modalità di calcolo non sono omogenee visto che entra in gioco il reddito a prescindere dal fatto di avere una casa oppure no.
Questo pezzo della riforma potrebbe rientrare in un altro provvedimento, o nell’attuazione delle delega fiscale o nel tax day, uno o due giorni entro i quali pagare le tasse al posto delle mille scadenze previste adesso.

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