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Stabilità, Morando: per il Sud credito d’imposta automatico, niente superammortamento

Fonte: il Sole 24 Ore

Il governo ha «intenzione» di intervenire sul Sud individuando lo «strumento del credito d’imposta automatico per gli investimenti, e sottolineo cinque volte automatico», come quello che c’è stato «nel 2007-2008». E, «preso atto» delle proposte «quasi unanimi» di maggioranza e opposizione che chiedono di rafforzare gli sgravi per i neo-assunti nel Mezzogiorno, intende «recepire» parte di questi emendamenti. Lo ha chiarito il viceministro dell’Economia, Enrico Morando (durante l’esame della legge di Stabilità in commissione Bilancio della Camera) che ha aggiunto: non ci sarà il rafforzamento dei maxi-ammortamenti per il Sud. Quanto al rafforzamento degli sgravi, Morando ha ricordato che gli emendamenti chiedono sia di «estenderla temporalmente» che di rafforzare la percentuale degli sgravi e «il governo ha intenzione di recepire queste proposte».

Morando: no a maxi-ammortamenti ad hoc per il Sud
Non ci sarà dunque il rafforzamento dei maxi-ammortamenti per il Sud. Morando ha respinto la richiesta arrivata sotto forma di emendamenti alla manovra di rafforzare il superammortamento (da portare dal 140 al 160%) previsto nella Stabilità. «Noi riteniamo – ha detto – che la scelta corretta sia quella di avere un superammortamento uguale in tutta Italia», evitando così la necessaria «comunicazione all’Ue su questa misura, che rischierebbe di «rinviare investimenti già in corso» in attesa di una risposta.

Bonus investimenti da 500 milioni al Sud
Il Governo deve ancora scoprire del tutto le carte ma il governo sarebbe intenzionato a riconoscere un credito d’imposta differenziato in relazione alla dimensione aziendale: 15% per le piccole imprese, 10% per le medie e 5% per le grandi. A disposizione ci sarebbero 500 milioni complessivi ad esaurimento, con il meccanismo del “rubinetto” gestito dall’agenzia delle Entrate. Per le assunzioni, invece, si prevede di consentire alle imprese delle aree svantaggiate del Mezzogiorno di beneficiare della detassazione anche per il 2017. Agevolazione che beneficerebbe di un effetto annuncio in attesa del via libera di Bruxelles che il Governo chiederebbe nel prossimo anno. Il Pd punterebbe comunque a una detassazione del 100% da finanziare con le economie derivanti dai fondi di coesione, almeno per il 2016.

ok commissione a emendamento Pd su Tari
La commissione Bilancio della Camera intanto ha approvato con parere favorevole di relatori e governo un emendamento alla legge di stabilità presentato dal Pd che consente ai Comuni di utilizzare i coefficienti per la determinazione della Tari superiori o inferiori del 50 per cento rispetto a quelli del cosiddetto metodo normalizzato anche per il 2016 e il 2017. Con la modifica si posticipa al 2018 anche l’utilizzo delle risultanze dei fabbisogni standard per le coperture dei costi di investimento e di gestione del servizio.

Governo disponibile a modifiche su canone Rai
Non solo. Il governo «è disponibile» a discutere di possibili modifiche sul pagamento del canone Rai in bolletta, senza però «tornare indietro» rispetto alla norma inserita nella legge di stabilità. Lo ha detto sempre il viceministro dell’Economia, spiegando che l’esecutivo «è perfettamente cosciente delle osservazioni dell’Autorità per l’energia» ed è pronto a risolvere alcuni problemi, compreso quello dei costi di gestione. «I soggetti incaricati di far pagare il canone in bolletta dovranno essere rimborsati», ha aggiunto.

Banche, fondo salva-risparmio di 100 milioni
È entrato nel vivo ieri pomeriggio in commissione Bilancio alla Camera l’esame dei circa 3mila emendamenti alla legge di stabilità 2016 dichiarati ammissibili. Le votazioni devono cominciare dai 130 emendamenti parlamentari al decreto salva-banche trasformato dal Governo in una modifica alla stabilità. L’intenzione della maggioranza, come anticipato dal Sole 24 Ore nei giorni scorsi, è introdurre una dote di 100 milioni (non 120, come la proposta Pd già depositata) per un fondo di solidarietà da istituire al Mef per dare «sollievo» al 30% dei 350 milioni di bond subordinati in mano ai piccoli risparmiatori delle quattro banche entrate nel meccanismo di risoluzione: Banca delle Marche, Banca popolare dell’Etruria e del Lazio, Cassa di risparmio di Ferrara e CariChieti.

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