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Stabilità, al via il voto in commissione alla Camera. Morando sulle banche: «Sì a fondo di solidarietà»

Fonte: il Sole 24 Ore

È entrato nel vivo oggi pomeriggio in commissione Bilancio alla Camera l’esame dei circa 3mila emendamenti alla legge di stabilità 2016 dichiarati ammissibili. Tante le novità in arrivo: se sul Mezzogiorno la scelta sembra essere quella di puntare al credito d’imposta per gli investimenti, si studia un intervento sulle Regioni che preveda il taglio delle addizionali Irpef. Ma è dalle banche che si è partiti.

Banche: fondo salva-risparmio di 100 milioni
Le votazioni devono infatti cominciare dai 130 emendamenti parlamentari al decreto salva-banche trasformato dal Governo in una modifica alla stabilità, tra le proteste di Lega e M5S. L’intenzione della maggioranza, come anticipato dal Sole 24 Ore nei giorni scorsi, è introdurre una dote di 100 milioni (non 120, come la proposta Pd già depositata) per un fondo di solidarietà da istituire al Mef per dare «sollievo» al 30% dei 350 milioni di bond subordinati in mano ai piccoli risparmiatori delle quattro banche entrate nel meccanismo di risoluzione: Banca delle Marche, Banca popolare dell’Etruria e del Lazio, Cassa di risparmio di Ferrara e CariChieti.

Morando: «Sì a fondo di solidarietà, con paletti»
«Il governo è favorevole alla costituzione di un fondo di solidarietà dove convergano una parte di risorse pubbliche, minoritarie, e una quota maggioritaria di risorse delle banche», ha svelato in commissione il viceministro dell’Economia Enrico Morando, sottolineando come «l’intervento debba avere a riferimento i più deboli con confini e limiti». Nessuna misura «orizzontale», ha chiarito. Poco prima Morando aveva definito «potenzialmente adottabile» anche l’ipotesi di un credito d’imposta sull’Irpef. L’importante, ha sottolineato, è evitare «il rischio di procedure di infrazione da parte dell’Ue per aiuti di Stato».

Scintille Pd-M5S in commissione
Le norme sulle banche hanno acceso il confronto tra Pd e Movimento Cinque Stelle. Molti parlamentari pentastellati si sono uniti in piazza Montecitorio a un sit-in di piccoli azionisti e obbligazionisti delle quattro banche. In commissione il M5S ha presentato una proposta alternativa che prevede «un prestito e un’iniezione di liquidità alla banca da parte del Tesoro» con un interesse al 3% e poi commissariamento dello Stato che dà l’avvio alla ristrutturazione. Alla scadenza del prestito, si valuta se la banca è in grado di restituirlo: in caso negativo, lo Stato diventa azionista. «Non avete diritto di parlare a nome dei risparmiatori», ha detto il deputato Dem Dario Parrini in commissione, interrotto dalle proteste. Soltanto l’intervento del presidente Francesco Boccia ha calmato gli animi. «Attingete al serbatoio delle falsità», ha allora insistito Parrini. «State ingannando questi cittadini con una brutta speculazione, non c’è moralità».

Al Sud 500 milioni per credito d’imposta
Sul pacchetto Sud la soluzione è ancora alle ultime limature. L’orientamento dell’Esecutivo sembra però essere quello di concedere un credito d’imposta alle imprese che investono, così articolato: 15% per le piccole imprese, 10% per le medie e 5% per le grandi. Sul piatto ci sarebbero 500 milioni. Quanto alla decontribuzione per i neoassunti, ieri il relatore Fabio Melilli (Pd) ha precisato: «Stiamo verificando se c’è spazio per una maggiore decontribuzione che però potrebbe aver bisogno di alcuni “visti” (dal’Unione europea, ndr) che allungherebbero i tempi».

Più sostegno a Regioni ed enti locali
Governo e maggioranza stanno lavorando a una formula che permetta a tutte le Regioni di abbassare le addizionali Irpef con più facilità. Due le alternative sul tappeto: la sospensione o una nuova scadenza delle rate dei mutui sottoscritti dalle amministrazioni locali alle prese con i piani di rientro e un intervento sui pagamenti dei debiti. «Stiamo lavorando anche per aiutare i Comuni con situazioni particolari, in pre-dissesto, o quelli che si sono fusi e sono stati svantaggiati dal nuovo patto di stabilità», ha spiegato il relatore. Ed è caccia a 150 milioni da destinare alle province per consentirgli di svolgere alcune funzioni fondamentali (su strade e scuole): circa 100 milioni potrebbero arrivare dai fondi Anas a cui si aggiungerebbero altri 50 milioni con cui verrebbe rifinanziato il fondo previsto dal decreto legge 78/2015. Si valuta inoltre la possibilità di valorizzare il patrimonio immobiliare.

Sicurezza, stop a chiusura di 23 prefetture
Sul fronte sicurezza, oltre alle misure già annunciate dal premier Matteo Renzi, il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha annunciato lo stop alla chiusura di 23 prefetture «perché restino, tutte, a presidio dei territori – come antenne dello Stato – in questo particolare momento in cui la loro presenza capillare è fondamentale per i cittadini in termini di sicurezza e di garanzie sociali». Resta il nodo coperture per gli altri interventi: l’Esecutivo starebbe prevedendo di finanziare subito le misure più urgenti con il gettito della voluntary disclosure non ancora impegnato, vale a dire 500-600 milioni di euro. Le altre misure sarebbero invece posticipate di qualche mese e condizionate al via libera da parte dell’Unione europea alla maggiore flessibilità ipotizzata per la lotta al terrorismo.

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