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Spunta la norma antiburocrazia: faro sulle funzioni

Fonte: Il Sole 24 Ore

Una ricognizione completa dell’apparato pubblico e delle sue funzioni. Che sia la base per reali interventi di semplificazione a vantaggio dei cittadini e soprattutto delle imprese.
È quanto prevede, in sintesi, un emendamento al Ddl Madia rilanciato dal capogruppo di Sc, Andrea Mazziotti: «La delega Pa – spiega – contiene molte cose buone, a partire dalla riforma la dirigenza, ma non tocca l’ambito e il numero dei procedimenti e delle funzioni».

Con la proposta di correzione all’articolo 7 del Ddl «chiediamo che tra i vari decreti attuativi – aggiunge Mazziotti – l’esecutivo ne emani uno che imponga a tutte le Pa statali e locali di mandare una relazione al Parlamento elencando tutte le funzioni esercitate e le procedure gestite, insieme a una descrizione degli uffici, all’indicazione dei dirigenti responsabili e alle statistiche relative a ciascuna delle attività istituzionali svolte». 

In questo modo, e senza alcun onere aggiuntivo per l’Erario, «si potrà davvero conoscere la pubblica amministrazione, e quando arriveranno le informazioni dettagliate – ha spiegato Mazziotti – è immaginabile l’avvio di una Fase 2 della riforma per snellire tempi e burocrazia, eliminando procedimenti e funzioni inutili e le frequentissime duplicazioni». In sostanza si va a ripescare quello che negli anni 90 era stato individuato come obiettivo di riforma della Pa da Franco Bassanini.

Il punto è che un intervento del genere, oggi, è quanto mai auspicabile, considerata la stratificazione di norme, la pessima qualità della legislazione e l’evoluzione disordinata della nostra Pa che hanno dato vita a un tale groviglio normativo e amministrativo da rendere impossibile per chiunque interventi strutturali e di vero snellimento burocratico per le aziende che si interfacciano con la pubblica amministrazione.

E così “l’emendamento Mazziotti” prevede che la relazione dei ministeri dovrà contenere anche le statistiche sul numero e sulla durata media dei procedimenti rientranti nella loro sfera di competenza; e inoltre, pure «proposte dettagliate» per la ristrutturazione dell’ente, con indicazione degli interessi sui quali concentrare l’attività, dei livelli di qualità da raggiungere, delle redistribuzioni di funzioni e competenze finalizzate alla maggiore efficienza dell’amministrazione, delle possibili riduzioni dei centri decisionali, degli interventi normativi necessari e dei risparmi di spesa connessi a ciascuna di queste azioni.

Esigenze queste fatte proprie anche dal relatore al Ddl Pa, Ernesto Carbone (Pd), tanto da spingerlo a presentare un emendamento per «riordinare, accorpare o sopprimere» uffici e organismi che si sovrappongono, alla luce, però, della ricognizione, piuttosto parziale, prevista dal Dl 90 (decreto-legge Madia).

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