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«Spinta digitale dal sottosuolo»

Fonte: Il Sole 24 Ore

C’è fermento nella cabina di regia dell’Agenda digitale italiana. Nella riunione di qualche giorno fa con la commissaria europea all’agenda digitale Neelie Kroes è stato ribadito l’impegno prioritario sulle infrastrutture, per superare il digital divide e ampliare la copertura della banda larga, e sull’e-government. Roberto Sambuco, capo dipartimento per le comunicazioni del Mise e nel comitato direttivo della cabina di regia dell’Agenda digitale, coordina anche il gruppo interministeriale di lavoro su infrastrutture e sicurezza.
Che cosa è emerso nell’incontro?
Piena condivisione del lavoro svolto. Le opportunità sono evidenti: un euro investito nell’Ict ne genera tre di valore aggiunto, l’ecosistema delle attività digitali produce 2,6 posti di lavoro per ogni posto perduto. La Kroes (si veda il Sole 24 Ore dell’11 aprile) ha detto che il tasso di crescita dell’economia digitale europea è del 12 per cento. Forse dovrebbe essere la prima priorità di politica industriale europea.
Quali i fondi per le infrastrutture digitali?
Si è deciso insieme alle Regioni di utilizzare i fondi strutturali europei (Fesr 2007-2013) ancora disponibili per alcune regioni del Sud. Abbiamo definito un Progetto strategico in tre parti, su cui c’è stata una consultazione pubblica e che ora è all’attenzione della Commissione europea per il via libera tecnico entro poche settimane. Il primo obiettivo è il superamento entro il 2013 del digital divide: ogni cittadino deve avere un collegamento a internet alla velocità minima di 2 Mbps. Dalla fine del 2008 siamo passati da 8 a 3 milioni di italiani in digital divide. Per completare la copertura al Sud saranno utilizzati 170 milioni di euro.
E per il Centro-Nord?
Stiamo tentando di indirizzare insieme alle Regioni un progetto cofinanziato anche dai privati, perché in alcune situazioni si agisce ad incentivo. Un grosso aiuto verrà dalle reti mobili Lte, cioè dal 4G, con le frequenze (assegnate nell’asta del 2011) che saranno liberate dal gennaio 2013. Gli operatori aggiudicatari (Telecom, Wind, Vodafone e H3G) hanno obblighi di copertura importanti nelle zone in digital divide. Nel frattempo Infratel sta completando la posa della fibra prevista dal piano nazionale banda larga.
Quali prospettive per le reti di nuova generazione, per una banda larga ad almeno 30 Mbps richiesta dall’Agenda digitale europea entro il 2015?
Il modello sarà in funzione della densità della domanda: occorrerà agire con un mix di tecnologie e di infrastrutture fisse e mobili (in piena condivisione con l’Ue), garantendo l’assetto concorrenziale del mercato. Per il Sud i fondi Fesr ammontano a 445 milioni. Si agirà molto probabilmente in una logica a incentivo, con una gara a evidenza pubblica che permetta di far lievitare gli investimenti complessivi. Dalla gara, l’attuazione del progetto potrebbe richiedere un paio d’anni: questo mix e questa spinta potrebbero portare l’Italia a diventare uno dei Paesi europei a maggior diffusione di banda ultralarga.
Come spingere gli investimenti?
Il 70-80% dei costi riguarda gli scavi. Negli ultimi tre anni si sono semplificate le procedure dei permessi, ma un tema molto rilevante su cui stiamo ragionando è il catasto del sottosuolo. Il censimento di tutti i cavidotti permetterebbe di riutilizzare infrastrutture senza rifare gli scavi, riducendo i costi di oltre il 30 per cento. Altre idee riguardano la ulteriore semplificazione delle procedure per la posa della fibra negli edifici vecchi o in costruzione.
Dove reperire le risorse pubbliche per le reti NgN anche al Centro-Nord?
Ci saranno altri fondi strutturali per tutta l’Italia nei prossimi 7 anni (Fesr 2014-2012). Insieme alle Regioni, ma questo è un work in progress, tenteremo di focalizzare la necessità di investimenti sulle infrastrutture di telecomunicazione, per raggiungere gli obiettivi del 2020: velocità di 100 Mbps e oltre per almeno la metà della popolazione. Gli operatori di Tlc stanno facendo la loro parte, ma l’aiuto decisivo lo deve dare l’e-government: una spinta della domanda che renderà più facile investire nelle reti.
Confindustria digitale ha chiesto che le risorse pubbliche siano indirizzate per metà alla fibra ottica nei distretti industriali…
Il tema è centrale, il ruolo delle aziende private è molto importante e ci sono segnali molto significativi di investimenti e di progetti. Le soluzioni dipendono dalle risorse, ma i distretti devono avere la priorità. La parte pubblica deve intervenire nelle zone dove non investono i privati.
Il terzo pilastro del piano?
I data center al Sud. Ci sono 121 milioni di fondi Fesr. La logica potrebbe essere quella di una partnership publico-privata. Si porterebbero, nella massima sicurezza e all’interno del territorio nazionale, parti della Pubblica amministrazione in una modalità di gestione cloud computing. Questo produrrebbe efficienza, risparmi molto significativi e possibilità di sviluppare nuovi servizi. Le autostrade digitali sono la via più rapida per uscire dalla crisi.

Lo sviluppo

615 milioni
Per la banda larga al Sud
I fondi Fesr 2007-2013 ancora disponibili per le regioni del Sud saranno impiegati per superare il digital divide (170 milioni) e per sviluppare le reti di nuova generazione a banda ultralarga (445milioni)

121 milioni
Per i data center
Gli ultimi fondi Fesr per il Sud destinati per il cloud computing nella Pubblica amministrazione

70-80%
L’incidenza degli scavi
Allo studio della cabina di regia il catasto del sottosuolo, con l’obiettivo di riutilizzare i cavidotti esistenti senza rifare gli scavi per la posa della fibra, riducendo così i costi di oltre il 30 per cento

3 euro
Ritorno triplicato
L’investimento di un euro nell’Ict genera un valore aggiunto tre volte superiore

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