Spese dei gruppi, stop ai Tar

Fonte: Il Sole 24 Ore

Con la delibera 15/2013, la Corte dei conti prova a mettere ordine sui nuovi controlli sui costi della politica regionale, introdotti dal Dl 174/2012 sull’onda del caso-Fiorito nel Lazio e delle tante “rimborsopoli” sbocciate qua e là per i parlamentini italiani; e soprattutto cerca di frenare la pioggia di ricorsi alimentata dai politici regionali che in una sorta di shopping giuridico provano a ottenere dai magistrati amministrativi giudizi più benevoli di quelli raccolti da parte dei loro colleghi contabili.

La causa del nuovo fenomeno è semplice. Il Dl 174/2012 ha dato alla Corte dei conti nuovi poteri di verifica delle spese dei gruppi regionali che fino a ieri non finivano sui tavoli di alcun controllore terzo, imponendo a ogni sigla di mettere nero su bianco le proprie uscite e di inviare una relazione alle sezioni regionali di controllo della Corte. Con una prima delibera (la 12/2013), la sezione delle Autonomie aveva chiarito che il nuovo meccanismo avrebbe dovuto fare luce anche sulle spese 2012, mentre molte amministrazioni avevano provato con normative interne a rimandare tutto a quest’anno. Acquisite le relazioni sulle spese dell’anno scorso, dunque in larga parte precedenti all’esplosione dello scandalo-Fiorito e ai tagli di risorse che ne sono seguiti, le sezioni regionali hanno dipinto un quadro sconfortante, al punto che in qualche caso i magistrati hanno rimandato tutto il pacchetto ai consigli perché mancavano gli elementi minimi per fare i riscontri.

Contro le censure della Corte già 15 gruppi regionali hanno fatto ricorso al Tar, ma la sezione Autonomie ora chiude questa possibilità spiegando che l’unico appello possibile è quello davanti alle Sezioni riunite della Corte dei conti, riunite in “speciale composizione”. La stessa procedura si applica per gli enti locali che decidono di ricorrere agli aiuti anti-default, e che poi si vedono imporre dalla Corte il dissesto per esempio perché non presentano in tempo i piani di riequilibrio.

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