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Spending review, sindaci in piazza contro «i tagli del 23% della spesa»

Fonte: Il Sole 24 Ore

La revisione “intelligente” della spesa rimane una promessa, mentre quella scritta nel decreto sulla spending review è per ora una nuova riduzione lineare, «insostenibile» perché si aggiunge ai 22 miliardi chiesti ai Comuni negli ultimi quattro anni e porta la sforbiciata complessiva al 23% della spesa corrente.
È quanto sostengono i sindaci, che sulla base di questi numeri ieri nell’ufficio di presidenza dell’Associazione dei Comuni hanno messo in campo una nuova manifestazione di piazza: l’appuntamento è in calendario per il 24 luglio davanti a Palazzo Madama, impegnato in quei giorni nella discussione del testo.
Il problema, agli occhi degli amministratori locali, è di cifre e di metodo. Le prime parlano di 2,5 miliardi di tagli (500 milioni nel 2012, il resto l’anno prossimo), e rischiano di ingabbiare le modalità attuative, che in base al decreto approvato la scorsa settimana dal Governo puntano a chi spende di più in «consumi intermedi». L’architettura del provvedimento, in realtà, al momento è “aperta”, perché lascia alla Conferenza Stato-Città due mesi e mezzo di tempo (la scadenza è il 30 settembre) per distribuire i sacrifici fra i vari enti del comparto. L’incrocio fra l’entità delle cifre e il calendario, però, rende complicata l’impresa, con il rischio che a guidare la sforbiciata sia appunto il livello di consumi intermedi (presumibilmente in rapporto alla popolazione) registrato da ogni ente nel 2011. Il meccanismo nasce per colpire chi spende di più per il funzionamento (dall’acquisto di cancelleria ed equipaggiamenti alla manutenzione ordinaria degli immobili), ma nel calderone dei consumi intermedi si trovano anche spese per servizi. Nel complesso dei Comuni, i «consumi intermedi» sono costati 26,3 miliardi, ma 14,2 miliardi (cioè il 54%; si veda anche Il Sole 24 Ore del 9 luglio) sono rappresentati da contratti di servizio, trasporti e rifiuti in primis. Di qui l’idea della manifestazione, che secondo il presidente dell’Anci, Graziano Delrio, serve per «far aprire gli occhi al Parlamento, dove finora si sono visti troppi facili entusiasmi».
Oltre a chiudere la porta al disegno del Governo, gli enti locali avanzano la controproposta di una revisione di spesa più “selettiva”, che passi per esempio attraverso la «ricontrattazione degli impegni con banche e assicurazioni». Il problema sarà riuscire a reperire in tempi strettissimi le risorse necessarie perché, è tornato a ribadire il ministro Piero Giarda, «le riduzioni non possono essere riviste». È però possibile, ha aggiunto il ministro, che aveva già fatto conoscere il suo scarso entusiasmo sul metodo scelto, che l’esame parlamentare porti a una nuova «valutazione dei criteri di ripartizione». Il quadro dei conti di ogni Comune dipende anche dai risultati locali dell’Imu, che secondo i sindaci sono «a macchia di leopardo». Si saprà qualcosa di più a breve, quando il dipartimento Finanze renderà disponibili i dati sul gettito di ogni ente.
Nel corso dell’ufficio di presidenza di ieri i sindaci hanno poi criticato le regole sulle società pubbliche e si sono detti preoccupati sugli effetti della spending review sui piccoli tribunali. In particolare, i Comuni sono tornati a chiedere di abrogare la norma che impone loro di anticipare le spese di giustizia.

I nodi

01|LE CIFRE
La manovra chiede ai Comuni altri 2,5 miliardi (500 milioni nel 2012, il resto nel 2013), a valere sul fondo sperimentale di riequilibrio. Secondo il Governo, l’entità dei tagli agli enti territoriali è intoccabile, ma si può rivedere la loro distribuzione

02|IL MECCANISMO
Il decreto, in caso di mancato accordo alternativo entro il 30 settembre, prevede di colpire i Comuni che spendono di più in «consumi intermedi». I sindaci propongono misure più selettive, come la ricontrattazione degli impegni con banche e assicurazioni, perché i «consumi intermedi» comprendono anche spese per servizi

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