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Spending review, aziende partecipate al setaccio: 1 su 4 perde soldi

Sono 1.424 le società pubbliche, con partecipazioni degli enti locali, con conti in rosso e redditività sotto lo zero. Una su quattro delle 5.264 che il Commissario alla spending review ha potuto passare al setaccio. Già perché, nel complicato mondo delle partecipate di comuni e regioni, ce ne sono 1.075 che, a due anni di distanza, non hanno ancora reso disponibili i bilanci del 2012. A queste si aggiungono 143 società che, a forza di mettere a segno perdite, hanno oramai bruciato il proprio capitale. È quello che si legge nell’analisi sull’efficienza delle società partecipate locali pubblicata sul sito della Revisione della Spesa (revisionedellaspesa.gov.it). Lo studio è basato sull’indice “Return on Equity” (ROE).
Infatti il rapporto sulle società partecipate degli enti locali reso noto il 7 agosto scorso, si legge nella nota del MEF, sottolinea che la pubblicazione di indici che misurino l’efficienza delle partecipate può costituire un importante stimolo al miglioramento delle attività di queste società. 

Cos’è il ROE
L’acronimo ROE sta per Return on Equity (rendimento negativo rispetto al capitale investito) ed è calcolato come rapporto percentuale tra risultato netto e mezzi propri. L’indice quindi descrive l’importo dei profitti o delle perdite per unità di capitale investito. 

Casinò Venezia maglia nera
Con 20,3 mln di euro di passivo patrimoniale la partecipata di Venezia Cmv è la maglia nera delle misto pubblico privato, dato 2012, scovata dall’indagine sulla spending review fatta dal Commissario Carlo Cottarelli. Se l’acronimo – peraltro relativo ad una società immobiliare – ai più non dice nulla, in realtà si tratta del Casinò di Venezia con sede principale nella storica Ca’ Vendramin Calergi, in pieno Canal Grande (dedicata al gioco glamour) e la ‘succursale’ di Ca’ Noghera (a due passi dall’aeroporto ‘Marco Polo’) in stile Usa, dedicata per lo più alle slot-machine. Con l’inizio della crisi economica il Casinò è letteralmente crollato, e dai primi posti tra le case da gioco, quella veneziana è stata superata dalle altre in Italia.
Il comune (titolare al 100% della società), tra debiti, contratti con gli addetti e difficoltà di rilancio, nel tentativo di sanare il bilancio (non ancora stato approvato) ha tentato di venderlo a società americane e russe con un’apposita gara, andata però diserta.
Oggi – il comune è commissariato dopo le dimissioni del sindaco Orsoni – si tenta la strada della privatizzazione con una cordata di imprenditori veneziani. Ma il commissario Vittorio Zappalorto sta anche valutando di non perdere questo pezzo di Venezia, tentandone un rilancio. Per farlo sta studiando una manovra da 4 milioni 25 mila euro di interventi sul personale, la cui applicazione avrà tempi strettissimi, imposti dall’approvazione del bilancio. Si punta poi sul recupero della produttività e al taglio degli straordinari. Ma saranno riorganizzati anche i servizi, con una riduzione di 30 posizioni organizzative (i quadri dell’ente) su 230 attualmente esistenti e un taglio del 70% sulla loro retribuzione di risultato; ridotti del 30% gli incentivi sui progetti speciali e sulle indennità del personale ispettivo e sui responsabili dei vari uffici. I dati più recenti si riferiscono a febbraio 2014, quando il Casinò di Venezia ha chiuso con un incasso complessivo di 8.574.240 euro, registrando un incremento del 4,78% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Venezia Cmv è seguita da Fiera di Roma Spa con un bilancio negativo di 15 milioni e 703 mila euro e da Cotral, partecipata dalla Regione Lazio e dal Comune di Roma, in negativo di circa 15 milioni.
L’azienda speciale Aprilia Multiservizi ha chiuso il 2012 con 10 milioni di rosso, il consorzio per la zona industriale di Macomer, partecipata dalla regione Sardegna e dal Comune di Macomer di 5 milioni e 200 mila euro. Tra le varie partecipate in perdita anche diverse fondazioni culturali e musicali.

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