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Silenzio interrotto, è Renzi show

Fonte: Italia Oggi

Meeting, finalmente il giorno di Matteo Renzi. Atteso, dopo il no dello scorso anno che bruciava non poco sulla pelle di Comunione e liberazione. E lui si è presentato, snocciolando il Renzi pensiero in tutte le sue forme ed espressioni, con tutti i cavalli di battaglia in fila. «Non volevo venire al Meeting di Rimini.

Qualche mio predecessore ha usato il Meeting per questioni politiche, altri per questioni legate all’industria. A me non andava di trovare domani i titolo sulla cogliendo più o meno calda. Io riconosco questo luogo per il luogo in cui tanti amici e amiche hanno arricchito il loro percorso di vita», ha spiegato Renzi. «C’è una grande possibilità che si apre per l’Italia: essere terra di opportunità e non di rimpianti», ha detto il presidente del Consiglio, all’inizio del suo intervento al Meeting di Rimini. «Esiste una dimensione che prescinde dalla politica. Nella vita politica abbiamo avuto visioni opposte, ma vengo al Meeting lieto e grato, per citare Graziano Grazzini», ha sottolineato. «Ci sono dei valori più grandi della semplice distanza politica», ha aggiunto Renzi. «L’Italia ha una gigantesca questione educativa davanti a sé. Se l’Italia insiste nel suo racconto di negatività, non è l’Italia a perdere qualcosa, ma il mondo». Per Renzi «l’Italia ha vissuto gli ultimi 20 anni impegnata in una rissa permanente, ideologica» e ora il governo vuole «rimportare il paese in pari». «L’Italia ha trasformato quella che chiamano seconda repubblica in una rissa permanente, ideologica». L’Italia, ha aggiunto, è stata «ferma, impantanata in discussioni sterili». Quindi, rivolto alla platea: «Voi avete spesso applaudito gli uni e a volte anche gli altri. Ma ritengo che il berlusconismo e per alcuni aspetti l’antiberlusconismo abbiamo schiacciato il tasto pausa. Le riforme che stiamo portando avanti sono un corso accelerato per riportare l’Italia in pari». E via con i temi, di tutto di più. Un primo sguardo viene rivolto al Sud. «In questi anni, dei Sud si è fatto un racconto macchiettistico, come se si trattasse di una terra solo di rimpianti», ha detto. E parte così una critica a un’Europa «cresciuta nei numeri e nei poteri» ma che «ancora guarda in maniera strabica verso il Mediterraneo e i Sud del mondo». E tanto per ribadire il concetto: «In questo anni l’Europa è andata avanti senza l’Italia» e «per i giovani, un grande pensiero politico è diventato solo un tran tran burocratico e l’Europa ha smesso di essere creatura per diventare matrigna dell’Italia», ha aggiunto Renzi. E inevitabile la riflessione sull’emergenza immigrazione. «Rispetto all’immigrazione non cederemo al messaggio che vuole trasformare l’Italia nella terra della paura. Possiamo perdere tre voti ma prima ci occupiamo di come salvare vita. Non è buonismo ma umanità, non dimentico secoli di civiltà per tre voti». Altro evergreen, le riforme. «Non sarà semplicemente con le riforme che l’Italia troverà la propria identità, ma le riforme sono la premessa per far ripartire il Paese», ha detto il premier. E così sulle tasse: «Abbassarle non è un modo per recuperare voti, ma è l’unico strumento per aumentare la giustizia sociale del Paese ed essere equi», è il pensiero del premier. «Serve ad aumentare la libertà di un Paese e non il consenso di un premier», ha aggiunto.

Altro tema importante trattato quello della riforma elettorale. «La nuova legge elettorale è una rivoluzione, alle prossime elezioni chi vince governa per 5 anni e chi perde collabora e coopera per il bene comune, non si mette dalla mattina alla sera a distruggere quanto di bello stiamo facendo», ha sostenuto Renzi nel suo intervento, aggiungendo che «la legge elettorale è il primo strumento per dire finalmente una cosa banale, cioé che quando uno va al Governo il suo compito non è difendersi dagli assalti della minoranza o dell’opposizione, ma di fare le cose per cui è stato eletto».

Il senato non è il «telegatto»

«È incredibile la discussione. Dicono che se non c’è elezione diretta» dei senatori «è a rischio la democrazia» ma «non è che devi votare tante volte, quello è il telegatto. Moltiplicando le poltrone si fanno contenti quei politici, non gli elettori», ha affermato Renzi. «Non mi sono candidato al Parlamento perchè il sistema non prevede la corrispondenza tra chi si candida e chi guida il paese. La legge elettorale è il primo tassello per riuscire finalmente a governare e non difendersi dagli assalti della minoranza o dell’opposizione. È una rivoluzione», ha spiegato Renzi.

Nel 2016 via Tasi e Imu per tutti. Dall’evasione +7%

«Il prossimo anno toglieremo Tasi e Imu per tutti». Lo ha annunciato Renzi, a Pesaro, dove, smessa la giacca da presidente del Consiglio, è tornato a indossare quella di segretario Dem, aggiungendo: «Quest’anno abbiamo fatto +7% dall’evasione, non è molto ma è un passo avanti». Poi «nel 2017 ci possiamo concentrare sull’Ires, cioè sulle tasse sulle imprese, portandola al 24% sotto la Spagna; e poi per il 2018 possiamo intervenire sull’Irpef».

Il ragionamento del premier è partito dalla necessità di ridurre la pressione fiscale: «Se vuoi ridurre le tasse e cioè rendere il Paese un pochino più libero», secondo Renzi, occorre «contemporaneamente andare a intervenire sulle riforme». «C’è l’idea – ha detto fra l’altro Renzi – che si abbassino le tasse solo per il consenso e poi tutti noi abbiamo un po’ di pregiudizio. Pensiamo che chi fa il presidente del Consiglio pro tempore faccia queste cose per garantirsi il consenso, ma è perché siamo abituati a politici che restano per generazioni; noi siamo quelli che fatti due mandati la gente va a casa».

Renzi contestato all’Aquila, tensione con la polizia

Momenti di tensione all’Aquila tra manifestanti e forze dell’ordine per l’arrivo di Renzi. Alcuni manifestanti, con cartelli e striscioni, sono riusciti ad arrivare fin sotto il municipio, luogo della riunione tra le istituzioni locali e il premier. La polizia è poi riuscita ad allontanare il gruppo di contestatori e decine di esponenti di comitati locali sono stati tenuti a distanza da un cordone di polizia a circa 300 metri dalla sede del comune. A causa delle tensioni è stata comunque annullata la prima tappa all’ Aquila alla nuova sede del Comune. Scontri anche vicino alla sede della seconda tappa. Il premier è comunque giunto all’Aquila, direttamente al Gran Sasso Science Institute. Presente il vicepresidente del Consiglio superiore della Magistratura, Giovanni Legnini, il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente.

Casamonica, i servizi non dovevano allertarsi

«Collegare pretestuosamente il pericolo terrorismo al caso dei funerali di Casamonica e il sorvolo della capitale con l’elicottero è fuorviante», lo ha dichiarato il vicepresidente del Copasir, Giuseppe Esposito, senatore di Area Popolare (Ncd – Udc). «Chi quel giorno volava su Roma non era un terrorista, ma un elicotterista di un’azienda che opera da molti anni e che, purtroppo, aveva anche un permesso», ha aggiunto il vicepresidente del Copasir, sottolineando: «Nulla per cui l’intelligence doveva allertarsi o attivarsi per prevenire una minaccia». Intanto, monta sui social network la polemica sull’assenza da Roma del sindaco Ignazio Marino. E in tanti si chiedono perché il chirurgo dem non sia presente in una Capitale scossa dal funerale show di Vittorio Casamonica e in attesa del «verdetto» del ministro dell’Interno Angelino Alfano su Campidoglio e Mafia Capitale nel D-Day di giovedì. «Non è che Marino non possa andare in vacanza. Il problema è il risultato grottesco di lui ai Caraibi mentre Roma pare Corleone» cinguetta un utente su Twitter.

Ministero Lavoro, in 7 mesi +30,5% nuovi posti fissi

Nei primi 7 mesi dell’anno i nuovi contratti a tempo indeterminato sono stati 1.084.461, con un aumento del 30,5% rispetto allo stesso periodo del 2014. Lo comunica il Ministero del Lavoro. E nello stesso periodo le trasformazioni di contratti da tempo determinato a indeterminato sono state 201.260, con un aumento del 39,7% rispetto ai primi 7 mesi del 2014. La notizia è stata accolta con soddisfazione dalle file del Pd, con Ettore Rosato, capogruppo alla Camera del Pd. Piu’ scettici invece i sindacati con la Uil: «Va sottolineato un altro dato che può e deve preoccupare: non cresce più la quota di lavoro stabile rispetto a quello temporaneo come nei primi mesi dell’anno, ciò potrebbe indicare che le imprese non scommettono più sulla continuità del lavoro».

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