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Sfuma la super-Irpef ma aumenterà l’Iva

Fonte: Il Sole 24Ore

Salta l’aumento dell’Irpef per far spazio a un aumento dell’Iva che scatterà a partire dal 1° settembre 2012. Un sacrificio “mirato” visto che l’aumento del prelievo sui consumi servirà al Governo per evitare il taglio delle agevolazioni e detrazioni fiscali previsti dalla clausola di salvaguardia della manovra di ferragosto necessaria per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013. Non solo. Sul fronte delle agevolazioni fiscali e dei bonus assistenziali la manovra introduce un ulteriore meccanismo di recupero di maggiori risorse da destinare alle famiglie: le agevolazioni fiscali e tariffarie, infatti, verranno vincolate a un nuovo Isee e non saranno più riconosciute entro una determinata soglia che sarà individuata da un regolamento in arrivo per il prossimo mese di maggio (si veda il servizio in pagina). Dietrofront, dunque, su un possibile aumento dell’Irpef per i redditi più alti. Il prelievo di tre punti aggiuntivi sull’aliquota del 43%, applicata ai redditi superiori a 75mila, dopo essere entrato nelle bozze che hanno preceduto il Consiglio dei ministri di ieri, è definitivamente stata esclusa. Come ha sottolineato lo stesso premier Mario Monti si è così evitato di colpire i “i soliti noti”. Saltata l’ipotesi di un aumento dell’Irpef, restano dunque in vigore i contributi di solidarietà introdotti dal precedente governo. La scelta di chiedere un contributo alle persone fisiche è stata al contrario indirizzata soltanto verso un sostegno alla spesa sanitaria delle regioni. Gli enti territoriali potranno, infatti, aumentare le addizionali Irpef: l’aliquota potrà essere elevata dallo 0,9% all’1,23 per cento. Il Governo ha deciso così di puntare sull’Iva per cercare di cancellare lo spettro di un possibile taglio lineare delle agevolazioni fiscali e assistenziali. Come si ricorderà la manovra estiva prevedeva che i regimi di esenzione, esclusione e favore fiscale (la commissione di studio alla fine ne ha censiti 700) sarebbero stati ridotti del 5% per l’anno 2012 e del 20% cento a decorrere dall’anno 2013. Il taglio avrebbe comunque dovuto assicurare all’Erario risparmi, ai fini dell’indebitamento netto, non inferiori a 4 miliardi di euro per l’anno 2012, a 16 miliardi per il 2013 e a 20 miliardi annui a decorrere dall’anno 2014. Il che, secondo i rappresentati delle associazioni di categoria e delle parti sociali, avrebbe rischiato di produrre una pesante taglio, soprattutto, sul fronte dell’assistenza e della spesa sociale. Il taglio sarebbe scattato se entro il prossimo 30 settembre il governo non fosse riuscito a ad attuare la riforma fiscale. Ora la manovra riscrive in toto la clausola di salvaguardia prevedendo anche che al ridefinizione delle agevolazioni andrà a finanziare il fondo per la famiglia. In sostanza viene previsto che a partire dal secondo semestre 2012 l’aliquota agevolata del 10% e quella ordinaria del 21% aumenteranno rispettivamente al 12 e al 23 per cento. L’aumento sui consumi crescerà ulteriormente di mezzo punto di aliquota (0,5%) a partire dal 2014. Il gettito prodotto dall’Iva consentirà al Governo di riscrivere i saldi della clausola di salvaguardia: i 4 e i 16 miliardi del 2012 e del 2013 diventeranno complessivamente 12 miliardi; i 20 attesi per il 2014 scenderanno a 16 miliardi.

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