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Servizi, non decollano gli Ato: in idrico e rifiuti inattivo il 60%

Fonte: Il Sole 24 Ore

Gli ambiti territoriali ottimali per la gestione dei servizi pubblici a rete, rifiuti compresi, sono previsti dal 2011, e di proroga in proroga sarebbero dovuti partire il 1° marzo scorso: In 75 casi su 212, però, i nuovi enti di governo non sono ancora operativi, e il quadro sarebbe ancora peggiore se si esclude dal calcolo il trasporto pubblico locale, dove gli ambiti sono in larga parte coincidenti con soggetti già attivi (per esempio la Provincia, in qualche caso addirittura l’intera regione) e quindi in soli 13 casi su 62 manca ancora l’adesione da parte degli enti locali. Il quadro più critico è invece quello relativo al servizio idrico, che per lo «sblocca-Italia» (articolo 7 del Dl 133/2014) dovrebbe entro il 30 settembre essere affidato ovunque al gestore unico con tanto di decadenza degli affidamenti fuori norma.

A mostrare lo stato di (in)attuazione della riforma scritta all’articolo 3-bis del Dl 138/2011 è Invitalia, l’agenzia dell’Economia per l’attrazione degli investimenti che come responsabile della gestione operativa dell’Osservatorio sui servizi pubblici ha attivato MonitorAto per monitorare i processi di riordino. I numeri confermano la resistenza passiva attuata da molti territori, legata al fatto che la centralizzazione degli affidamenti attraverso gli Ato toglie ai singoli Comuni il ruolo di primo piano finora giocato nella gestione dei servizi. Il problema, però, è che ora solo gli ambiti territoriali sono legittimati dalla legge a organizzare i servizi, programmare gli investimenti, affidare le attività e decidere le tariffe: dove l’Ato non è attivo, quindi, tutta la programmazione si blocca, a partire dagli investimenti che in molti settori (fra i quali ancora una volta primeggia l’idrico) sono indispensabili per gestire le necessità dei territori.

Ad allungare i tempi di decollo degli ambiti territoriali ottimali sono state in una prima fase le Regioni, chiamate a definire i confini dei vari ambiti attivi nei diversi servizi. Ora la geografia è completata, ma il problema si è trasferito al livello degli enti locali, che non stanno completando le procedure di adesione.

In un quadro come questo, è bene ricordare che la legge prevede un potere sostitutivo da parte nei confronti degli enti inadempienti, attraverso commissariamenti la cui urgenza è stata ribadita anche dal Programma nazionale di riforma all’interno dell’ultimo Documento di economia e finanza. Resta da capire se le Regioni decideranno di avere un ruolo più attivo di quello svolto finora: essenziale, però, che i commissariamenti siano a tempo e seguano un cronoprogramma vincolante per arrivare alla riorganizzazione del servizio, anche per evitare repliche delle “emergenze” infinite vissute in passato da servizi pubblici come quello dei rifiuti in ampie aree del Mezzogiorno. 

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